Transparenza / Meritocrazia

edward hopper rooms by the sea
Le stilettate degli Amici di Robin Ud

Digitalizzazione delle imprese, ancora molto da fare a Nord-Est

Eurosystem Spa e Nordest Servizi hanno organizzato a fine febbraio 2017 un interessante convegno a Treviso sul tema della digitalizzazione delle imprese, con particolare riferimento a quelle del Nord-Est, ma allargando la prospettiva anche su di un piano internazionale, poichè sull’argomento IT questo è di per sè inevitabile.

L’analisi dei relatori è iniziata dai settori sui quali concretamente sono previsti maggiori investimenti da parte delle aziende nel digitale, ovvero la gestione dei cosiddetti Big Data, connessa al bisogno di conservare dati sempre più grandi e di fruirli in movimento o in qualsiasi luogo, prescindendo dal possesso fisico degli stessi.

Un altro aspetto fondamentale, dove è prevista la crescita, è quello della sicurezza, la cui necessità è sempre maggiore, come dimostrano i continui eventi di cronaca, ben noti anche al grande pubblico, come i casi delle mail trafugate a Hillary Clinton o dei fratelli romani arrestati poichè trovati in possesso dei dati informatici di numerosi politici italiani.

Molto interessanti sono poi state alcune discussioni su tematiche generali, di cui riportiamo le più interessanti:

  1. Viene stimato che circa un milione di posti di lavoro in Italia siano attualmente vacanti nel settore IT per mancanza di competenze
  2. Secondo una previsione del World Economic Forum, il 65% dei bambini che nel 2016 hanno iniziato la prima elementare, andrà da grande a svolgere un lavoro che ancora non esiste

Se il secondo punto è frutto di un’interessante e qualificata previsione, tuttavia ancora ben da dimostrare, è invece allarmante il fatto che un numero così grande di posti di lavoro qualificato (e probabilmente ben pagato) rimanga vacante in un momento in cui l’elevata disoccupazione è uno dei problemi più gravi della nostra società.

Questi numeri dimostrano la nostra incapacità di capire le esigenze del mondo del lavoro e di orientare correttamente i giovani nei loro percorsi di studio o sono invece segno dell’indolenza dei giovani stessi, che preferiscono scegliere indirizzi più semplici e meno tecnici e alla fine si trovano incapaci di incontrare la domanda di lavoro che si concretizza?

 

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hopper new york office
Giordano Bruno / Blog

La proposta di Bill Gates: tassare i robot che lavorano al posto degli uomini

La provocatoria proposta di Bill Gates di tassare il lavoro dei robot come fosse quello degli uomini si inserisce nell’avanzato dibattito che coinvolge il tema dell’automazione del lavoro, con i vantaggi e gli svantaggi ad esso connessi.

“Se un lavoratore viene pagato 50.000 dollari – dice Bill Gates – paga allo Stato le tasse su quel reddito. Se il suo stesso lavoro viene compiuto da un robot, è giusto che le tasse vengano pagate in egual misura”

Un tale sistema potrebbe esistere e resistere solo se venisse in qualche modo applicato in tutto il mondo, in caso contrario infatti se la tassa sull’automazione venisse applicata solo da una nazione, le sue industrie ne verrebbero penalizzate oltremodo.

Tuttavia la provocazione di Bill Gates non è banale e va valutata tenendo anche presente da chi proviene.

Non è certo un tentativo di arginare il mare con le mani, non si tratta di mettere in competizione l’uomo e il robot oppure di trovare una forma di disincentivazione del lavoro automatizzato per difendere il lavoro manuale, questa sarebbe l’interpretazione banale di un populista da quattro soldi, di quelli che raccolgono i voti di protesta un po’ in tutto il mondo e talvolta riescono pure ad essere eletti.

No: Bill Gates prende in considerazione il fatto che il processo di automatizzazione di molti lavori è il destino inevitabile cui andiamo incontro. Non solo nell’industria in realtà, essendo soggetto al fenomeno anche una gran parte del lavoro casalingo o nel settore del commercio, come è già visibile nei supermercati con le casse automatiche o negli hotel con le colonnine automatiche per il check in, o il settore terziario, basta pensare all’home banking che elimina gli sportelli o alle prenotazioni dei viaggi sul web che sta chiudendo le agenzie di viaggio.

Cosa comporterà la diffusa automatizzazione?

Di buono che ci sarà maggiore efficienza, che molti servizi costeranno di meno e verranno eliminati molti mestieri pericolosi o debilitanti, ma tutto questo creerà una spiacevole conseguenza di cui si avverte sin d’ora drammaticamente l’alba:

un tasso di disoccupazione elevato a livelli mai conosciuti nella storia

La soluzione a cui hanno pensato molti grandi pensatori, tra cui appunto Bill Gates o Elon Musk, persone capaci di vedere il futuro in anticipo, è il cosiddetto reddito di cittadinanza universale, non pensato però come strumento di sussidio temporaneo, ma come stabile redistribuzione della maggiore efficienza economica dovuta al progresso tecnologico.

La teoria alla base di questa idea è che il progresso riesca a creare la risposta ai bisogni umani con minore sforzo, ma allo stesso tempo con minore bisogno del lavoro fisico o intellettuale degli uomini e che dunque anche a causa di questo genere di progresso la disoccupazione stia crescendo, non solo dunque per ragioni meramente economiche.

La soluzione alla crescente disoccupazione quindi potrà difficilmente essere creata mediante strumenti economici tradizionali, ma andrà ripensata la stessa struttura sociale e la redistribuzione del surplus di efficienza creato dall’automatizzazione.

Si pensa insomma ad un mondo in cui le persone non dovranno lavorare per sopravvivere, ma lavorare per avere di più, per dare sfogo alla propria energia e creatività, o per assecondare all’ambizione o far fronte alla noia.

Un mondo davvero così lontano o fantascientifico, oppure una realtà che si sta già materializzando e che rappresenta la vera sfida sociale e politica del futuro?

E. Hopper: " Room by the Sea "

E. Hopper: ” Room by the Sea “

 

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giustizia 1
Italia

La Corte Costituzionale blocca il prelievo fisso ai danni della Cassa dei Commercialisti

La Corte Costituzionale ha iniziato l’anno con la decisione sui referendum abrogativi sulla riforma del lavoro, di cui molto parlano, ma con la decisione nr. 7/2017, depositata in questi giorni, ha anche statuito l’illegittimità della norma del 2012 che statuiva un prelievo continuativo dei fondi della Cassa previdenziale dei Commercialisti (e di altri enti equiparati) per far di fatto confluire una parte dei soldi raccolti dall’ente nel calderone statale dei conti previdenziali.

Tale norma ( art. 8, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95) era stata pesantemente criticata perchè comportava l’ennesimo caso di punizione dei virtuosi a favore dei meno meritevoli. Nel loro piccolo infatti, molte casse previdenziali autonome avevano dato prova di buona gestione ed erano in grado di sostenere le pensioni dei propri consociati senza gravare sul bilancio dello stato, anzi magari riuscendo a chiudere con bilanci positivi e sostenibili a lungo termine. Tale “avanzo” era stato annusato dallo Stato che ne aveva quindi allungato gli artigli.

Contro tale norma ha tentato di reagire la Cassa dei Commercialisti, che ne ha quindi riportato una parziale vittoria. La Corte ha infatti stabilito che, seppur essendo ammissibile che in determinati momenti di crisi l’autonomia finanziaria degli enti pubblici possa venire meno, non è legittimo un prelievo fisso ai danni di tali enti.

Dice infatti la Corte  nella sentenza nr. 7/200/: “Se, in astratto, non può essere disconosciuta la possibilità per lo Stato di disporre, in un particolare momento di crisi economica, un prelievo eccezionale anche nei confronti degli enti che – come la CNPADC – sostanzialmente si autofinanziano attraverso i contributi dei propri iscritti, non è invece conforme a Costituzione articolare la norma nel senso di un prelievo strutturale e continuativo nei riguardi di un ente caratterizzato da funzioni previdenziali e assistenziali sottoposte al rigido principio dell’equilibrio tra risorse versate dagli iscritti e prestazioni rese.”

Un limite alla voracità dello Stato, quindi.

Una sentenza positiva, perchè contrasta la tendenza gravemente antimeritocratica di confondere buoni e cattivi e di fare in modo che siano sempre i primi a pagare per gli errori dei secondi.

Infine, per chi volesse leggersela e capire come il nostro legislatore operi, nonostante i richiami alla chiarezza e alla necessità che vengano prodotte norme semplici, riportiamo il testo del comma 3° dell’art. 8 del Decreto Legge sopra citato. Un vero capolavoro:

3. Ferme restando le misure di contenimento della spesa gia’ previste dalle vigenti disposizioni, al fine di assicurare la riduzione delle spese per consumi intermedi, i trasferimenti dal bilancio dello Stato agli enti e agli organismi anche costituiti in forma societaria, dotati di autonomia finanziaria, inseriti nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 30 dicembre 2009, n. 196, nonche’ alle autorita’ indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le societa’ e la borsa (Consob) con esclusione delle regioni, delle province autonome di Trento e di Bolzano, degli enti locali, degli enti del servizio sanitario nazionale, e delle universita’ e degli enti di ricerca di cui all’allegato n. 3, sono ridotti in misura pari al 5 per cento nell’anno 2012 e al 10 per cento a decorrere dall’anno 2013 della spesa sostenuta per consumi intermedi nell’anno 2010. Nel caso in cui per effetto delle operazioni di gestione la predetta riduzione non fosse possibile, per gli enti interessati si applica la disposizione di cui ai periodi successivi. Gli enti e gli organismi anche costituiti in forma societaria, dotati di autonomia finanziaria, che non ricevono trasferimenti dal bilancio dello Stato adottano interventi di razionalizzazione per la riduzione della spesa per consumi intermedi in modo da assicurare risparmi corrispondenti alle misure indicate nel periodo precedente; le somme derivanti da tale riduzione sono versate annualmente ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato entro il 30 giugno di ciascun anno. Per l’anno 2012 il versamento avviene entro il 30 settembre. Il presente comma non si applica agli enti e organismi vigilati dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali.

Non servono commenti…

Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici - Anonimo pittore toscano del XVII secolo

Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici – Anonimo pittore toscano del XVII secolo

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Banksy "The Monkey parliament"
Regione Fvg

Produttività parlamentare: la classifica di deputati e senatori del Friuli Venezia Giulia

Openpolis ha pubblicato il suo studio annuale sulla produttività parlamentare, che analizza il comportamento di tutti i deputati e senatori della Repubblica e stila una classifica che si basa su criteri oggettivi, quali anzitutto la mera presenza in aula (che come è noto non è affatto scontata) ma anche la partecipazione ai lavori di produzione legislativa o parlamentare.

Riportiamo qui i dati relativi alle legislatura in corso (dati aggiornati a fine novembre 2016) per quanto concerne i deputati e i senatori eletti dal Friuli Venezia Giulia.

Per meglio visionare i criteri utilizzati da Openpolis, nonchè la classifica completa nazionale, cliccare su questo link.

Ecco le classifiche:

 

CAMERA DEI DEPUTATI
Posizione classifica Deputato Gruppo Indice Posizione classifica nazionale
1 Massimiliano FEDRIGA Lega 673,59 2
2 Walter RIZZETTO FdI 316,2 73
3 Serena PELLEGRINO SI-SEL 283,71 89
4 Gian Luigi GIGLI DS-CD 257,96 117
5 Aris PRODANI Misto 233,89 137
6 Ettore ROSATO PD 208,68 163
7 Giorgio ZANIN PD 206,51 164
8 Paolo COPPOLA PD 169,82 224
9 Tamara BLAZINA PD 147,43 278
10 Sandra SAVINO FI-PdL 129,04 320
11 Gianna MALISANI PD 95,62 425
12 Giorgio BRANDOLIN PD 72,76 504

 

Banksy "The Monkey parliament"

Banksy “The Monkey parliament”

 

SENATO DELLA REPUBBLICA
Posizione classifica Senatore Gruppo Indice Posizione classifica nazionale
1 Carlo PEGORER PD 543,68 10
2 Alessandro MARAN PD 349,55 34
3 Francesco RUSSO PD 261,22 62
4 Lorenzo BATTISTA Aut(SVP-UV-PATT-UPT)-PSI 169,19 129
5 Lodovico SONEGO PD 72,27 237
6 Laura FASIOLO PD 62,27 259
7 Bernabò BOCCA FI-PdL 24,83 306

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edward hopper nighthawks
Giordano Bruno / Italia / Blog

Sgridare il bullo? Non si può nell’era dei DIRITTI e basta, la professoressa si scusi…

Un fatto avvenuto a Torino durante l’anno scolastico in corso rappresenta al meglio lo status attuale della civiltà dei diritti, dove ognuno reclama sempre maggiori diritti, ma rifiuta ogni dovere.

Alcuni ragazzi di una scuola media decidono di fare uno scherzo di cattivo gusto ad un loro compagno disabile, cercando di abbassargli i pantaloni. Un’insegnante li coglie sul fatto, pone fine allo scherzo e punisce i due colpevoli con una nota sul diario…

Non sia mai!!! L’infamia non viene accettata dai genitori dei due bulletti (come definirli altrimenti?) che infatti invitano la professoressa a scusarsi per aver osato sgridare i piccoli buontemponi. Salomonicamente il preside risolve la tenzone punendo tutta la classe e stendendo un velo pietoso sulla vicenda. (clicca qui per leggere l’articolo intero sulla Stampa)

L’episodio è secondo me indicativo del decadimento morale che la nostra società soffre a causa dell’eccesso dei diritti, di cui ognuno non è mai sazio. Si è giunti a un punto che,  parafrasando la famosa frase del cinema “c’è una sola regola, non ci sono regole”, potrebbe essere così riassunto:

il primo diritto è di non avere doveri

Dunque i genitori hanno diritto che il figlio venga educato, coccolato, fatto crescere, protetto, viziato ma i genitori non hanno nessun dovere educativo e nemmeno i figli hanno il dovere di comportarsi bene, bensì il diritto di non essere maltrattati, di non essere bocciati, di non essere puniti e quindi di non essere traumatizzati con vetuste pretese di disciplina.

La furberia, la pretesa, l’arroganza divengono un diritto e ciò si riverbera ovviamente in tutte le sfere della società, da cui il quesito:

i politici che tanto critichiamo (il più delle volte a ragion veduta, ahimè) sono davvero così diversi da noi normali cittadini?

Giordano Bruno – RobinUd

stmts-3

stmts athens

 

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