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gillet gialli grande
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I gillet gialli e il circolo vizioso dell’Occidente

Le proteste dei gillet francesi dimostrano che l’Occidente tutto, non solo l’Italia, si trovano in un circolo vizioso che porterà alla distruzione del sistema democratico fondato su lavoro, progresso e meritocrazia, andando verso una sorta di peronismo sudamericano e verso una diffusa povertà.

Si tratta dell’amara conclusione della riflessione dell’economista Massimo Fontana, che analizza la situazione partendo proprio dalla “vittoria” dei gillet gialli francesi, la cui protesta è nata dopo gli aumenti del carburante decisi dal governo di Macron.

Una protesta talmente dura e violenta da costringere almeno parzialmente il presidente francese a fare marcia indietro, proclamando una moratoria di sei mesi sull’aumento del carburante.

Una protesta però difficilmente caratterizzabile.
Sia l’estrema destra che l’estrema sinistra ci hanno provato, ma senza riuscirci, anche se leggendo la bozza di programma che secondo i giornali proverrebbe da quel movimento (non troppo credibile a dirla tutta, proprio per la sua natura non organizzata), quello che notiamo è la preponderanza di tutte le idee più demagogiche e strampalate che circolano soprattutto nella sinistra estrema orfana ormai inconsolabile del comunismo sovietico.
Strampalate e demagogiche, ma anche poco informate: vedere in proposito alla voce promozione auto ad idrogeno in quanto realmente pulita invece di quella elettrica.
E qui vengono fuori in tutta la loro drammaticità i danni nell’opinione pubblica fatti da personaggi quali Jeremy Rifkin.

Comunque, alla situazione francese si unisce anche l’elezione regionale in Spagna, che per la prima volta dal crollo del franchismo, ha portato nel consiglio regionale 12 consiglieri espressione di un partito di estrema destra nazionalista, nostalgico del franchismo, anti-immigrazione e antifemminista.
Se infine allarghiamo la visione al resto d’occidente e agli ultimi anni non possiamo non notare un enorme sommovimento politico in quasi tutte le nazioni occidentali.
Gli elettori di tutto il mondo stanno in pratica urlando un sonoro vaffanc..o a tutte le classi dirigenti del pianeta.
Da cosa è dovuto tutto questo?

Secondo l’interpretazione più in voga, peraltro proprio tra quelle stesse elite che il popolo sta mandando a quel paese, vi è come spiegazione principale l’aumento delle disuguaglianze.
Ora, se le ricerche di economisti quali Piketty ci dicono che effettivamente le disuguaglianze sono aumentate, ci dicono anche che:
1) tranne in parte gli Usa, le disuguaglianze non sono al livello massimo della storia
2) anche lo fossero, i margini di ridistribuzione tramite l’uso attivo della leva fiscale sono bassissimi.
Non a caso lo stesso Piketty alla fine si attacca a due soli provvedimenti, ovvero un aumento della tassazione personale all’80% e un aumento della tassazione patrimoniale sull’eredità.
Considerando però che proprio la Francia ha sperimentato come una tassazione personale a simili livelli sia un completo fiasco, e che in quasi tutti i paesi occidentali la tassazione ereditaria è già molto elevata, margini per intervenire realmente sulla disuguaglianza tramite nuove tasse non ce ne sono.
A meno di non voler uccidere l’economia.
3) senza contare infine che l’unica grossa riduzione delle disuguaglianze nella storia dell’umanità si è avuta nel periodo 1914-1945, ma non per eventuali politiche redistributive, ma per la distruzione del capitale in quella che si può considerare la lunga guerra civile dell’europa.
Strada questa non propriamente da consigliare.

gillet gialli piccola

 

 

LE CAUSE DELLE RIBELLIONI AL SISTEMA

Scartato l’eccesso di diseguaglianza tra le cause reali del moto di ribellione anti sistema che si sta diffondendo in gran parte del mondo Occidentale (per quanto sul tema altri pensatori come Michele Boldrin dissentano  vedi infatti precedente articolo su RobinUd), Fontana individua almeno tre fattori determinanti: l’eccesso di statalismo con relativo accrescimento delle aspettative del cittadino nei confronti dello Stato, la crisi finanziaria dovuta alla bancarotta Lehman, infine l’espansione oltre misura del fenomeno migratorio.

La prima (causa) è la principale ed è dovuta all’intreccio perverso tra il sovraccarico di competenze statali unito all’altrettanto sovraccarico di aspettative dell’elettore.
In sostanza, dal dopoguerra ad oggi, le competenze degli stati sono enormemente aumentate e con loro le condizioni di vita dei cittadini.
Condizioni di vita che fino agli anni ’80 crescevano ad un tasso più o meno doppio di quello degli ultimi 25 anni.
Ma condizioni di vita sempre migliori hanno portato la popolazione ad aumentare in modo esponenziale le proprie aspettative di vita (inteso come capacità di aumentare le proprie condizioni materiali), ben oltre le possibilità reali di crescita ordinaria di un sistema economico.
Detto banalmente: il cittadino occidentale era abituato a crescere al ritmo del 3% annuo, mentre oggi viaggia all’1,5.
Se ci aggiungiamo il fatto che lo stato ha raggiunto il limite massimo di competenze gestibili in modo efficiente (l’Italia di sicuro, meno per gli Usa e l’UK) , ecco che ci troviamo nella situazione in cui l’elettore medio ha aspettative di vita tali che di fatto nessun governo razionale può promettere.
E questo perchè riassumendo:
1) il tasso di crescita dell’occidente avanzato per ragioni demografiche e tecnologiche è fermo all’1,5%
2) lo stato non può più fare niente di utile in quanto è ormai talmente grande che ogni suo ulteriore intervento pesante, ridurrebbe l’efficienza del sistema economico, rallentando ancora di più la crescita.

Come detto, in questo contesto, i partiti tradizionali di governo, consci di questo problema sono di fatto bloccati nella loro azione di governo.
A chi si rivolge allora l’elettorato con ancora le aspettative di 30 anni fa?
Ai vari populismi, che della razionalità, soprattutto economica, se ne fregano .

In tutto questo si aggiunge però una seconda causa, che in realtà si divide in due e sono contingenti al particolare momento storico che viviamo:
– la crisi economica post Lehman
– la crisi migratoria dei rifugiati.

E qui la cosa si complica ulteriormente, perché in un mondo di aspettative crescenti ma irreali, arriva una crisi economica bancaria, quindi la crisi peggiore e pesante che possa esistere, la quale fa più o meno ristagnare il reddito per anni.
E buon ultimo in questo contesto si riversa una massa di milioni di diseredati in cerca di lavoro.
In simile situazione, con reddito fisso o quasi, ma col numero di persone che devono spartirselo che aumenta, la gestione dei flussi migratori diventa chiaramente una sorta di lotta “marxista” al reddito, ovvero un aumento per uno è una diminuzione per l’altro.

 

IL CIRCOLO VIZIOSO

L’analisi di Fontana conduce però ad una conclusione ancora più negativa, poiché uscire da questo circolo vizioso pare impossibile, se non in peggio, ovvero sconfinando verso un modello simile al peronismo sudamericano. Cosa si può fare quindi, secondo Fontana?

Poco perchè l’elettore arrabbiato e dalle aspettative irreali è ingestibile.
Poco perchè di fatto c’è solo una opzione da percorrere: la riduzione del gap di aspettative e l’aumento della crescita della produttività (sola che può aumentare i redditi).
Ma infine, tanto, perchè implementare le politiche necessarie a raggiungere tale obiettivo richiede riforme che attualmente gli elettori semplicemente non vogliono .
Ergo : l’occidente è in un circolo vizioso.
Circolo vizioso che se prima o poi non verrà interrotto dagli elettori stessi riportando il consenso verso politiche o liberiste o ordoliberiste (socialdemocrazia), potrebbe trasformare l’occidente in quella che è la sua versione populista, ovvero il sudamerica peronista.
Realizzando in quest’ultimo caso la profezia del Schumpeter del 1942. (clicca qui per una spiegazione della teoria di Shumpeter sul sito dell’Istituto Bruno Leoni)

Alla fine risolverà ogni problema la dura realtà (o meglio Darwin), ma ci vorrà tempo.
Tanto , tanto, tanto, tanto tempo .
Nel mentre……. si salvi chi può.

 

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MICHELE BOLDRIN  FEDEA
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Incompetenti, irresponsabili, fascisti: Boldrin sul governo

Michele Boldrin ha un giudizio lapidario sul governo e anzi sulla maggioranza parlamentare italiana attuale.

La cosa peggiore, secondo il professore è che i tre concetti chiave con cui riassumere l’azione di governo, incompetenza, irresponsabilità e fascismo, appartengono non solo alla politica ma accomunano una parte troppo grande della popolazione italiana.

Boldrini, intervistato da theWise, pesta durissimo su Salvini, sul sovranismo e sul populismo, che vede come fenomeni molto più italiani di quanto non si voglia pensare e che, legati ad un’oggettiva situazione di difficoltà economica e sociale, muovono un progressivo collasso sociale, lento e quindi non facilmente visibile, ma inesorabile.

 

IL CONSENSO DEL GOVERNO

Sulla capacità del Governo di catturare consensi, Michele Boldrin richiama il peso degli ultimi disgraziati decenni della politica italiana:

Li aiuta la cultura italiana, spesso caratterizzata da un forte sentimento di “irresponsabilità”. In questo momento storico il Paese è in una fase di “arroganza nazionalista” in cui non vuole ammettere a sé stesso di aver lasciato le redini del governo a persone pessime per trent’anni […]  Su questo Grillo e Salvini hanno costruito le loro fortune: “la colpa è loro, del malgoverno: noi siamo il buon governo”. Di conseguenza il popolo italiano oggi vuole che qualcuno, magicamente, faccia ripartire l’Italia senza compiere alcuno sforzo. Questo governo è un eccellente venditore di fiabe, e ciò (date le premesse di cui sopra) spiega molto il suo consenso: l’unico modo per uscirne è lasciarli fare in modo che poi, forse, parte degli italiani si renda conto di aver preso un gigantesco granchio! Salvini è dedito solo a spandere odio contro gli immigrati e gli altri paesi europei, mentre partecipa a feste e festicciole; quegli altri invece sono degli scappati di casa che non sanno né leggere né scrivere e si sono trovati a fare i Ministri della Repubblica per puro caso. Metà del popolo italiano che vota vuole tutto questo, l’altra metà osserva strabiliata e politicamente impotente, incapace a muoversi: io stesso mi ritengo colpevole di ignavia e di omissione di soccorso”

IL FENOMENO SOVRANISTA E LA QUESTIONE DEL NORD DI CUI NON SI PARLA PIU’

Il diffondersi trionfante dei sovranisti viene visto da Boldrin come un fenomeno foriero di danni enormi a medio e lungo termine:

“La follia dei populismi nazionalisti è che sono peculiari di ogni piccolo paesetto e il loro filo conduttore è che “gli stronzi sono sempre quelli accanto”: i populismi ungherese, austriaco, tedesco sono assolutamente contrari a ogni concessione all’Italia! È recente la firma da parte di questi Paesi di una mozione che chiede ancora maggior rigore all’Europa rispetto alle richieste italiane: il rischio vero di questi populismi è in realtà quello di mettere uno Stato contro l’altro. A dirla tutta, l’atteggiamento della Commissione è stato compromissorio ed elastico, per niente rigido come questo governo vorrebbe far credere. […]. La politica delle continue concessioni non porta ad alcun risultato, crea soltanto incentivi per i mascalzoni: chi si piega ai violenti finisce con il “bivacco di manipoli”… I liberali italiani lo fecero negli anni Venti, non va ripetuto lo stesso errore: occorre che i populisti violenti mangino la loro stessa minestra. L’unico Governo italiano che si è comportato in modo economicamente corretto in relazione alle circostanze è stato il Governo Ciampi, mentre durante il governo Monti han fatto cose utili e coraggiose praticamente solo Elsa Fornero e Corrado Passera. Purtroppo, il problema vero risiede nel comportamento dei media nazionali e nella cultura italiana, consolidata su una visione del mondo del tutto irrealistica: trovo sorprendente che esista un grande numero di italiani, soprattutto al Nord, che continua a pagare per tutti e a farsi abbindolare. L’elettorato del Nord che continua a votare Lega deve essere fatto da dei pavidi tonti, visto che continua a farsi fregare per ragioni che mi sono del tutto oscure… Sono decenni che i politici della Lega fan discorsi roboanti e concludono niente. Bossi e soci andarono a Roma a farsi gli affari loro: al tempo ero consigliere economico di Pagliarini e scappai appena mi resi conto di quali fossero le loro reali intenzioni! Se gli elettori storici della Lega, che magari sono anche persone intelligenti e con ottime intenzioni, dopo 25 anni non si sono ancora resi conto di essere stati presi in giro, beh, allora vuol dire che vogliono farsi del male!»

IL POPULISMO, UN PROBLEMA ITALIANO E NON GENERALE

Il professor Boldrin contesta la tesi secondo cui il populismo è una tendenza internazionale e spiccatamente europea, sottolineandone la gravità soprattutto in Italia:  boldrin

Non esiste una crescita populista in Europa: in Spagna non esiste, la Le Pen è stata distrutta in Francia, la AfD ha metà dei voti dei Verdi in Baviera, quindi è in realtà un fenomeno tutto italiano! In alcuni altri Paesi esiste una crescita di partiti “nazionalisti”, partiti anti-italiani che crescono perché in quei Paesi non hanno nessuna intenzione di pagare il debito italiano e greco (ma prevalentemente si parla del debito italiano, perché è nettamente maggiore). Basterebbe leggere cosa scrivono i giornali di quei Paesi (Germania, Polonia, Austria e tanti altri) per capirlo: non c’è un rischio di deriva populista in Europa, quanto piuttosto il pericolo di una disintegrazione nazionalista. […] I pentastellati sono una banda di avventurieri che corrono dietro a cialtroni che raccontano della luna nel pozzo, mentre il nucleo dei fedeli a Salvini sembra essere composto da razzisti che fan di tutto per portare acqua al mulino di Putin: giocano per far saltare l’Unione Europea attraverso messaggi ambigui, nazionalisti e razzisti. Questa è la realtà, il resto sono stupidaggini inventate da un sistema mediatico asservito e ignorante: il cuore dei Paesi europei, dalla Francia alla Polonia, sta cercando di costruire una “cortina sanitaria” che possa limitare i danni potenziali creati dal duo populista italiano, anche perché tutti gli altri Paesi europei sono molto contenti di stare dentro l’Unione. Dire il contrario è una menzogna mediatica, e persino in Gran Bretagna si stanno pentendo della loro scelta: è un problema tutto italiano.

SALVINI, UN MIX DI COMUNISMO, FASCISMO, TIFO DA STADIO

Durissima la disamina di Boldrin sul leader emergente Salvini:

“La mia impressione è che Salvini si sia […] una persona molto cinica, che sale e scende dai taxi delle idee a seconda della loro convenienza, e credo che il sovranismo venga utilizzato tatticamente in questa fase perché molto vendibile, così come il falso proclama di uscire dall’Euro . […] La sua relazione con il regime di Putin è molto pericolosa, non credo molto ai complotti ma la loro affinità è evidente. Hanno un nemico comune, l’UE: Putin per mantenere la sua dittatura in Russia ha bisogno di indebolire l’Unione Europea e deve offrire ai russi (che hanno un fortissimo senso nazionalistico) un nemico da combattere per farli raccogliere dietro al capo, mentre Salvini usa l’Unione Europea in un modo molto simile come nemico per accumulare consenso in Italia. I due si sono semplicemente trovati su un terreno comune per darsi una mano, ma se questa sia una alleanza temporanea o a lungo termine francamente non lo so. […] Un vero Ministro degli Interni dovrebbe stare al Viminale dalla mattina alla sera a cercare di far funzionare le prefetture, le stazioni di Polizia, e invece non lo fa! Cosa voglia Salvini dal suo ruolo di governo non lo so, la mia impressione, estremamente soggettiva e personale, è che sia una persona frustrata che ha una concezione Leoncavallina della politica: fare casino e divertirsi. Che progetto di Paese potrà mai avere in testa? Cosa potrà mai proporre sulle scuole, le università, la viabilità, i treni, i ponti? Lui aggiunge all’ideologia casinista leoncavallina una parte di fascismo, e quello che viene fuori è un cocktail infernale che, in un Paese senza leadership pieno di giovani insoddisfatti, attecchisce perché permette di fare casino. Un fenomeno di questo tipo assomiglia tristemente alle bande di tifosi violenti di cui è invaso il calcio ma è molto piu’ esteso, coordinato e pericoloso…”

LA COLPA DELLE ELITE INTELLETTUALI ITALIANE

“«La colpa è delle élite storiche italiane, che pur avendo capacità intellettuali, cervello e potere hanno trattato i cittadini in maniera squallida per molti decenni lasciando tutto a degradarsi, costruendo sia questo livello mostruoso di insoddisfazione, sia rinfoltendo le fila di questa enorme massa di ignoranti che oggi va al voto. Salvini è l’alfiere di un fenomeno culturale, un sintomo della disgregazione dei valori e degli ideali che pervade un Paese in cui una parte sempre più consistente ormai vuole solo incazzarsi, fare le ronde e picchiare gli extracomunitari, oltre a evadere il fisco e fare debito pubblico. C’è una grande disgregazione nel Paese: come si fa a convincere una massa di delusi e frustrati, ignoranti di come funzioni il mondo, della validità di politiche di riforma? Con le riforme giuste in dieci anni saremmo fuori dalle secche, ma l’elettorato che vota M5S o Lega non ha nessuna voglia di aspettare: vuole tutto subito

IL DISASTRO PRESENTE E FUTURO

Non c’è ottimismo nella visione di Michele Boldrin, dati i gravi e concreti problemi economici, demografici, culturali e sociali che caratterizzato il Paese: “

Il collasso sociale è alle porte, ma non è facilmente visibile: è un lento processo carsico, uno smottamento che erode da sotto le strutture fondamentali del Paese. In una nazione in mano a vecchi mediocri, popolato da pochi giovani inferociti, è difficilissimo creare una rinnovata speranza nella crescita e nella responsabilità individuale. Ci vorrebbe una reazione socio-culturale profonda, ma chi avrebbe la possibilità di lanciarla (la borghesia italiana) non lo fa per paura e pusillanimità storica, quindi al momento non vedo un futuro roseo. Si dovrebbe procedere con un processo di integrazione serio degli immigrati e con drastiche riforme economiche, burocratiche e istituzionali per far restare qui i ragazzi meritevoli… Difficilmente i giovani preparati che non hanno qualche ricchezza sostanziale in Italia restano nei confini nazionali: se sei bravo scappi il prima possibile!»

«Dalla Rivoluzione Industriale in poi credo che siamo il primo Paese ad affrontare una fase di declino e involuzione così grave. Per esempio, la corruzione e il parassitismo in Grecia sono gravi ma sono caratteristiche che si erano già manifestate storicamente in quel Paese, che non aveva mai avuto infatti una grande crescita. Il Giappone sopperisce alla grave crisi demografica con una straordinaria solidità economica e una notevole quantità di eccellenze, testimoniata dalla presenza quasi annuale di almeno un premio Nobel nipponico. In Spagna ci sono tensioni sociali e ideologiche forti ma non esiste un tale qualunquismo-populista, così come reazioni fasciste e veementi contro l’immigrazione come in Italia, nonostante abbiano più migranti di noi. I problemi insomma esistono in giro per il mondo, ma noi siamo purtroppo gli unici ad averli quasi tutti assieme”

 

 

 

 

(clicca qui per leggere l’intervista integrale a Michele Boldrin su theWise)

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peperone
Mala Tempora / Italia

20 mila netti al mese, il dipendente comunale con la pensione più alta al mondo…

Si è conclusa con una vittoria la battaglia di Mario Cartasegna, il dipendente comunale con la pensione più alta del mondo, circa 650 mila euro lordi l’anno, ovvero circa 20 mila euro netti al mese.

Dopo essere balzato agli onori della cronaca del 2013 quando si scoprì che l’ex avvocato del Comune di Perugia era nella top ten delle pensioni più alte d’Italia, il tardivo tentativo di normalizzare la sua abnorme pensione è finito in questi giorni con la pronuncia finale della Corte dei Conti che ha restituito a Cartasegna i suoi 20.000 euro netti al mese.

 

Come è possibile dunque che in Italia un dipendente comunale possa avere una pensione più che doppia rispetto anche ad un magistrato di lungo corso?

 

Il Foglio Quotidiano e il Corriere della Sera hanno seguito con attenzione la vicenda ed è dunque possibile capire come si sia verificata una tale anomalia, a tutto vantaggio di uno scaltro avvocato e con pieno sfregio alla spending review…

 

L’ESCAMOTAGE

L’esimio avvocato Mario Cartasegna già prima di andare in pensione, riuscì a farsi attribuire, oltre al contratto previsto per la sua carica, una notevole parte stipendiale variabile legata ai risultati, nel suo caso l’esito positivo delle cause giudiziarie da lui seguite.

Chiunque conosca i meccanismi delle parti variabili dei dipendenti pubblici, sa che una generosa attribuzione di queste dipende anzitutto dai buoni rapporti che il lavoratore ha con i vertici dell’ente, quindi è facile immaginare che Cartasegna, oltre che verosimilmente un buon avvocato, fosse in ottime relazioni con l’amministrazioni comunale di Perugia dell’epoca. Mentre i contratti rientrano infatti in categorie standard, i premi possono rientrare sotto una discrezionalità piuttosto amplia, specie negli anni 90, quando questa tipologia di meccanismi premianti vennero introdotto.

mariocartasegn

Oltre ai presumibili ottimi rapporti con l’amministrazione comunale, Cartasegna utilizzò a suo favore il meccanismo di calcolo della pensione. Il sistema retributivo consentiva all’epoca del suo pensionamento (2008) di calcolare l’attribuzione dei dipendenti pubblici in base essenzialmente all’ultimissimo periodo di lavoro; Cartasegna lo sapeva e riuscì a concentrare tutti i premi relativi alle cause vinte nell’ultimo anno, andando a sfiorare un reddito complessivo di un milione di euro in quell’anno, che fu quindi il montante per calcolare la sua pensione.

Fu dunque molto fortunato Cartasegna ad avere un reddito così alto proprio l’ultimo anno? O fu così scaltro da concentrare la chiusura delle sue cause e la massima attribuzione dei premi, in modo da ottenere una pensione annua di circa 650 mila euro annui?

LA BATTAGLIA LEGALE

Il fatto che per il calcolo delle pensione retributiva andassero computate anche le spettanze premiali non era del resto un fatto scontato, Cartasegna lo sapeva e iniziò per tempo a preoccuparsi che queste entrassero nel suo computo. Il Ministero del Tesoro fu interpellato ufficialmente e diede una risposta negativa. Cartasegna presentò ovviamente ricorso e… l‘Ufficio Legale del Comune di Perugia, diretto da Cartasegna… guarda caso non si oppose...

 

Ad una pronuncia in primo grado in favore di Cartasegna del Tar di Perugia, l’Inpdap si dimenticò di ricorrere…

 

Il fortunato Cartasegna quindi andò in pensione nel 2008 con una pensione enorme e cominciò a percepirla tranquillamente, finché solo nel 2013 alcuni giornali, tra cui il Corriere della Sera, portarono alla luce il suo caso, spingendo l’Inps (che nel frattempo si era sostituito all’Indpap) a mettersi in movimento e a sospendere la pensione d’oro.

Cartasegna però non si perse d’animo e ovviamente presentò l’ennesimo ricorso, il cui esito è arrivato appunto la scorsa settimana.Come rilevato dalla Corte dei Conti dell’Umbria, i termini per impugnare la pensione da parte dell’Inps erano terminati in modo irrevocabile, in quanto per i dipendenti pubblici (e solo per loro) una norma prevede una prescrizione di 3 anni che decorrendo dal 2008 si era già avuta.

 

Mario Cartasegna può quindi tornare ad essere il dipendente comunale più pagato del mondo.

 

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hockney dancers V
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Fmi, Banca d’Italia, Europa: fuoco amico sul Governo

Le bocciature in serie ottenute dal Governo e dal suo Def non arrivano da nemici esterni, ma da soggetti che hanno tutto l’interesse a fornire utili consigli tecnici al Governo, si tratta di un fuoco amico, cui Di Maio, Savona, Tria e Salvini rispondono attaccando a loro volta.

 

DI MAIO FA IL BULLO E SFIDA IL “PARTITO DI BANKITALIA”

Di Maio liquida la questione con una frase che si commenta da sola: “Bankitalia fondi un partito, vediamo quanti voti prende”… 

La frase è palesemente priva di un senso: la Banca d’Italia non vuole e non è capace di essere popolare, dovrebbe fare i conti, ma Di Maio conosce l’attuale contesto della comunicazione politica e sa che una frase così illogica non gli farà perdere consenso, anzi.

 

La Banca d’Italia è un’istituzione pubblica e non solo non sarebbe capace di fare un partito politico, nemmeno potrebbe, dato che ha un ruolo preciso nell’Ordinamento italiano (ed Europeo); tuttavia viene sfidata da Di Maio.

La ragione è semplice: La Banca d’Italia è finita con ottime ragioni nel mirino dell’opinione pubblica per la sua mancata vigilanza nei casi dei fallimenti bancari degli ultimi dieci anni e da quel momento ha perso ogni sua credibilità, pertanto è un bersaglio su cui si può tirare pesante con positivo ritorno di immagine.

 

Di Maio e i 5Stelle sanno scegliere il loro nemico, la logica non conta.

Il fatto che in Banca d’Italia vi siano migliaia di specialisti di economia non importa, si tratta di un’istituzione che non gode della stima degli elettori pentastellati e quindi può essere affrontata con ogni arma.

Gli specialisti non vanno ascoltati, la negazione della scienza e la supremazia della politica ad ogni costo sono elementi fondanti dell’azione della maggioranza.

In realtà il Governo dovrebbe capire che si tratta di un fuoco amico ed evitare di contrattaccare andando a cercare uno scontro a tutti costi che non può che portare conseguenze negative se non addirittura disastrose.

 

LE CRITICHE DI FMI E BANCA D’ITALIA SULLE PENSIONI

 

Sulle pensioni, l’Fmi all’Italia è molto chiaro:

In Italia le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, come una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale

La Banca d’Italia, mediante il vice direttore generale Luigi Federico Signorin concorda:

che le riforme pensionistiche introdotte negli ultimi vent’anni hanno significativamente migliorato sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano. È fondamentale non tornare indietro su questi due fronti, soprattutto quando i rischi per la sostenibilità dei conti pubblici aumentano

Secca la risposta di Salvini: «Sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare. Andiamo avanti tranquilli, l’economia crescerà anche grazie alla modifica della legge Fornero, un’opera di giustizia sociale che creerà tanti nuovi posti di lavoro».

 

GLI ALTRI APPUNTI AL DEF

La Banca d’Italia ha stimato inoltre una crescita del Pil inferiore all’1 per cento nel 2019: «Una prosecuzione della crescita congiunturale rimane a tutt’oggi la previsione centrale. Nel Bollettino economico di luglio prefiguravamo un aumento del Pil pari all’1,3 per cento quest’anno e all’1 nel 2019, ipotizzando la completa disattivazione delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette».

 

«Le previsioni sulla crescita dell’Italia dovrebbero essere riaggiornate nel rispetto della nostra nota» aveva già replicato il premier Giuseppe Conte a proposito delle stime del Fmi, invariate rispetto all’aggiornamento del World Economic Outlook di luglio, secondo cui il pil italiano crescerà dell’1,2% nel 2018 e dell’1,0% nel 2019 dopo il +1,5% del 2017. Rispetto ad aprile 2018, invece, i dati sono stati rivisti al ribasso di 0,3 punti percentuali per quest’anno e di 0,1 per il prossimo, a causa del «deterioramento della domanda esterna e interna e all’incertezza sull’agenda del nuovo governo». «La possibilità di un rovesciamento delle riforme o l’attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread e potrebbero scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l’attività economica in diversi paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi» sostiene l’organismo internazionale, che rivede al ribasso anche le stime di crescita dell’area euro e degli Usa.

 

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di maio and company esultano
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Il 2,4% un banco di prova per un Governo privo di limiti

Il rapporto Deficit/Pil al 2,4% è davvero così grave?
All’esultanza del governo è seguito il tracollo in borsa e l’aumento dello spread ai livelli massimi.
Il PD ha annunciato proteste in piazza e il segretario Martina ha dichiarato che: “con questa manovra, il governo giallo-verde ha scaricato 100 miliardi sulle spalle delle generazioni future
Sullo scetticismo internazionale, Salvini ha messo le mani avanti: l’Europa se ne farà una ragione.

Tra chi grida al disastro e chi festeggia il successo del popolo, la verità dove si trova?

 

Di Maio esulta per il 2,4%.

Di Maio esulta per il 2,4%.

I FREDDI NUMERI

Secondo gli esperti economici internazionali di Black Rock e Jp Morgan, la pesante reazione negativa dei mercati è avvenuta poiché il dato del 2,4% ha superato le peggiori ipotesi trapelate nei giorni precedenti, durante la querelle tra Tria e i 5Stelle.

Gli osservatori economici infatti prevedevano al massimo il 2%.
Più che dalla reale capacità finanziaria dell’Italia di sostenere tale indebitamento, il venerdì nero sarebbe quindi dovuto all’effetto sorpresa. (clicca qui per il dibattito, in inglese)

 

Analizzando i freddi numeri, il 2,4% del Pil costituirebbe un indebitamento di poco più di 41 miliardi, mentre con un valore dell’1,8% ci si sarebbe fermati a 30 miliardi, che sarebbero stati 13 con lo 0,8% l’auspicato dall’Europa.
La differenza tra l’ipotesi più virtuosa e quella reale è dunque di una trentina scarsi di miliardi. Una cifra importante in assoluto, ma relativamente è pur vero che si tratta proprio degli “zero virgola” di cui parlava Di Maio.
Possono questi “zero virgola” mettere davvero in crisi un Paese come l’Italia?

Quanto costa in più il debito se viene a mancare la fiducia degli investitori?
Il rendimento dei BTP a 10 anni è ora al 3,15% di rendimento annuo, contro i minimi intorno 1,65% toccati prima che Di Maio e Salvini si insediassero al governo e contro i 2,66% di poco prima dell’annuncio shock di giovedì scorso.
Calcolatrice alla mano, con gli interessi attuali, la manovra (del solo 2018) voluta da Di Maio costerà di interessi circa 13 miliardi (nei prossimi 10 anni). Un indebitamento di pari cifra sarebbe costato tra i 6 e i 7 miliardi al governo Gentiloni che godeva di maggiore credito e quindi a cui veniva prestato denaro all’interesse di 1,65.
L’inefficienza è di 7 miliardi di interessi (da pagare nei prossimi 10 anni) è dovuta alla minore considerazione che l’attuale governo gode sui mercati internazionali.
Sono pochi?

 

7 miliardi al vento per una manovra (salvo ulteriori aumenti di spread e interessi) non sono pochi, ma non porteranno di per sé al default l’Italia.

Dunque le previsioni più nefaste peccano di un eccesso di pessimismo rispetto ai numeri reali?

 

IL SUPERAMENTO DEI LIMITI DIMOSTRA LA FORZA DEL GOVERNO

I numeri e le fredde analisi non considerano il fattore emotivo e gli aspetti politici.
Con questo provvedimento Di Maio e Salvini hanno dimostrato di fare sul serio.
Per la prima volta hanno davvero sfidato il mondo, facendo capire chi comandava.
Il superamento della Legge Fornero e Reddito di Cittadinanza hanno avuto la priorità, costi quel che costi.
Se il sostegno degli elettori continuerà, i due ministri leader del governo continueranno per la propria strada, portando avanti gli obiettivi a loro più cari a dispetto di una programmazione mirata al futuro del Paese.
Se il primo test di presa di potere avrà il risultato sperato, nulla più impedirà di andare verso uno scontro sempre più violento con l’Europa e si potrebbe davvero innescare una spirale con un potenziale esito di portata storica.
Dalle parole si sta passando ai fatti e a questi potrebbero seguire i numeri.
Non ci saranno “troike” per l’Italia perché se l’attuale governo avrà il sostegno del popolo, avrà anche la forza di rifiutare ogni ingerenza esterna.
In questa prospettiva nulla è più impossibile, nemmeno l’uscita dall’euro, che  pare inconcepibile ma potrebbe diventare alla portata di un governo che ora sta pesando la propria forza e che rischia di scoprirsi molto più forte di quanto pensasse.

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