LE STILETTATEdegli amici di RobinUD


sono gli articoli che i vari Amici di Robin Ud “inferiscono” ogni volta che vengono provocati

laboratorio cinese
Italia / Le stilettate degli Amici di Robin Ud

Nel 1980 il Marocco era 5 volte più ricco della Cina…

Il mondo cambia talmente velocemente che confrontando la ricchezza pro capite del 1980 con quella del 2018 emergono sconvolgimenti totali e si nota che alcuni paesi che erano poverissimi hanno risalito la china al punto da divenire leader della scena mondiale, mentre altri sono rimasti dove stavano.

 

LE GERARCHIE MONDIALI STRAVOLTE IN MENO DI 40 ANNI

Un interessante articolo del medico e pensatore francese Laurent Alexandre mette in evidenza come l’elemento in comune di tutti gli stati che sono balzi in avanti non sia né la stabilità politica, né la presenza di risorse naturali; ciò che ha fatto avanzare i paesi in crescita sono stati gli investimenti in ricerca, innovazione, l’istruzione e l’intelligenza artificiale.

Il Marocco viene preso come pietra di paragone perché è un regno stabile e governato da un elite relativamente moderata e considerata capace di una buona amministrazione.

Ebbene il Marocco nel 1980 aveva un Pil procapite di  1075 dollari a testa, mentre la Cina era 5 volte più debole, 195 dollari. Non occorre precisare che ad oggi il Marocco è rimasto un paese povero, mentre la Cina ha assunto una posizione di leadership mondiale, in termini di Pil procapite la Cina supera tranquillamente gli 8.000 dollari, mentre il Marocco si ferma attorno ai 3.000.

La Corea del Sud nel 1960 aveva una povertà paragonabile a quella degli stati dell’Africa subsahariana, nel 1970 ha “raggiunto” il Marocco di cui ora è 10 volte più forte.

Il Venezuela nel 1970 aveva un Pil procapite superiore a Singapore, ora a Caracas con lo stipendio mensile si compra mezzo chilo di carne, mentre Singapore è relativamente più ricco della Francia.

Cosa hanno dimenticato di fare Venezuela e Marocco, secondo l’analisi del pensatore francese? Proprio di investire in istruzione e ricerca.

 

IL CAPITALISMO COGNITIVO NELL’ERA DELL’INFORMAZIONE

Secondo Alexandre, a sovvertire in tal modo la gerarchia delle nazioni è stata la capacità dei paesi asiatici di migliorare le proprie scuole e di investire in ricerca. Si tratta del cosiddetto Capitalismo Cognitivo, che si misura, prima che in dollari, in conoscenza e istruzione e che determina come conseguenza inevitabile anche il primato economico.

I paesi europei, specie quelli dell’area mediterranea, continuano a sottovalutare gli investimenti in ricerca, ad esempio in Italia questi costituiscono circa l’1% del Pil, mentre in Corea del Sud arrivano al 5%. Per fare un raffronto, la Francia arriva al 2,2%, inferiore al dato asiatico, ma oltre doppio rispetto all’Italia. Questi dati sono preoccupanti poiché tendono ad anticipare di qualche anno il risultato economico. Eppure nell’agenda dell’attuale governo, ricerca e innovazione non sono certo le priorità.

L’Italia ha un Pil procapite (dati Ifm 2016) di 30.000 dollari , contro gli 8.000 abbondanti della Cina, quindi siamo ancora 4 volte relativamente più ricchi…  Tra 30 anni saremo noi il Marocco di un articolo simile a questo?
Laurent-Alexandre

Per evitare di diventare i perdenti del Capitalismo Cognitivo, dovremo iniziare a dare maggiore considerazione a ricercatori, ingegneri e insegnanti

(per leggere l’articolo di Laurent Alexandre, in francese, clicca qui)

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jamie wyeth looking south
Le stilettate degli Amici di Robin Ud / Blog

Internet non funziona, lo dice il fondatore di Twitter

«The Internet is broken», Internet non funziona più, lo dice nientemeno che Evan Williams, uno dei creatori di Twitter.

La libertà di informazione estrema non ha portato ad un miglioramento della circolazione di idee e notizie, bensì ad un peggioramento e al fenomeno ormai vertiginoso delle fake news,nonchè al moltiplicarsi dei troll (sia umani che cibernetici) e all’accadimento di fatti gravissimi, come omicidi veri ripresi in diretta video per essere trasmessi su Facebook.

L’intervista rilasciata da Evan Williams al New York Times sancisce una sentenza definitiva, la conferma di un’idea pessimistica delle informazioni sul web che da tempo si stava diffondendo e che evidentemente non è più solo condivisa dagli scettici di internet, bensì da uno di coloro che  ha concretamente sognato che lo sviluppo della rete avrebbe portato a ben più elevati scopi e risultati e che ora è costretto a rivedere decisamente le proprie ambizioni idealistiche.

Ecco il sunto del pensiero di Evan Williams:

«Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo. Internet premia gli estremi. Se vedi un incidente mentre stai guidando, ovviamente lo osservi: e tutti, intorno a te, lo fanno. Internet interpreta un comportamento simile come il fatto che tutti vogliano vedere incidenti: e fa in modo che gli vengano forniti. l problema è che non tutti siamo persone perbene. Gli umani sono umani. Non è un caso che sulle porte delle nostre case ci siano serrature. E invece, Internet è iniziato senza pensare che avremmo dovuto replicare questo schema, online.

Trump ha detto che senza Twitter non sarebbe stato presidente? Se così fosse, mi spiace. Davvero.

La Silicon Valley si percepisce come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dèi e lo ha consegnato ai mortali. Quel che tendiamo a dimenticare è che Zeus se la prese così tanto con Prometeo che lo incatena a una roccia, così che gli uccelli potessero mangiarne le viscere in eterno. Qualcuno potrebbe ora dire che è quello che ci meriteremmo, per aver consegnato a Trump il potere dei tweet.

I sistemi basati sulla pubblicità, premiano inevitabilmente l’attenzione di molti utenti. Non possono premiare la risposta corretta. I sistemi pagati dai consumatori, invece, possono premiare il valore di un contenuto. La soluzione è una sola: le persone dovranno pagare per contenuti di qualità.
Credo che riusciremo a sistemare questa situazione ma il lavoro è appena cominciato. Vent’anni non sono un periodo troppo lungo, per modificare i meccanismi di funzionamento della società

zipster

Logo di Zipster, l’aggregatore di notizie

La necessità anche a livello locale di implementare i servizi di qualità è evidente, come dimostra il recente lancio di Zipster , piattaforma che funge da aggregatore di notizie, ma che soprattutto seleziona le notizia, eliminando le fake news.

Aumenta inoltre il numero di chi pensa che pagare a fronte del servizio sia normale e corretto nella vita digitale, come in quella reale e infatti servizi quali Spotify, uno dei principali fornitori di musica in streaming, incrementano il numero dei clienti abbonati, rispetto a chi accetta le limitazioni e le pubblicità della modalità gratuita.

I quotidiani nazionali italiani, dopo anni di servizi completamente gratuiti, cominciano a capire che per dare valore all’approfondimento professionale dei propri giornalisti e per poter mantenere un livello di informazione di buon livello e non limitato ai copia e incolla di poche righe dei dispacci delle agenzie, è necessario farsi pagare, il che significa prima di tutto farsi apprezzare.

La qualità si paga, questa è la verità, il resto sono sogni.

Una regola che vale anche per il web.

 

 

evan williams

Evan Williams, uno dei fondatori di Twitter

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gary o neil i faught the law
Giordano Bruno / Le stilettate degli Amici di Robin Ud / Blog

Monfalcone, dove un grillo impedisce all’azienda di crescere

Una storia grottesca ma tremenda, quella del grillo dell’area industriale di Monfalcone…

Sembrava un pesce d’aprile, perchè il diniego della Regione al progetto di espansione dell’Adriastrade  riportava una causa improbabile: la presenza in zona di una particolare specie di grillo.

Invece no: davvero la Regione ha impedito ad un’azienda di espandersi su di un terreno da 20.000mq in una zona industriale perchè vi soggiorna un grillo.

Una ZONA INDUSTRIALE, non un parco nazionale, infatti l’area interessata è già confinante con l’attuale sede dell’azienda.

Adriastrade, azienda con circa 100 dipendenti, ha comprato per 700mila euro un terreno di 20.000mq, limitrofo alla propria attuale sede, in piena zona industriale di Monfalcone, tra l’altro acquistandolo dal Consorzio industriale, niente di più logico dovendo espandere la sede.

L’impresa ha quindi presentato domanda dei permessi necessari a realizzare la costruzione, ma presto è giunto il secco diniego della Regione: NO, qui non si può costruire, vi soggiorna una specie rara di grillo.

Immediata la reazione dell’azienda, che si è rivolta al Consorzio Industriale di Monfalcone per pretendere evidentemente l’annullamento del proprio acquisto essendo il terreno stato venduto come idoneo a realizzare l’ingrandimento della sede.

Da parte sua il direttore del Consorzio, Giampaolo Fontana, si è detto esterrefatto dalla decisione della Regione e ha rilasciato pesanti dichiarazioni alla stampa: “È una zona industriale di interesse regionale sulla quale si stanno spingendo investimenti e c’è la raccomandazione di attrarre nuovi imprenditori, mi chiedo come potremo salvaguardare le prossime attività industriali se non riusciamo a permettere a un’azienda di allargarsi su 20mila metri quadrati. E se questo è l’approccio per quella che è un’attività industriale non posso immaginare cosa accadrà per le aree dove deve svilupparsi il porto. Ho paura che la specie soggetta all’estinzione naturale in queste condizioni sarà l’attività produttiva e industriale, altro che il Grillo zeunerino”.

Date le polemiche innescate dal minuscolo grillo, capace in piena zona industriale di dettare legge alle aziende, è intervenuta l’Assessore regionale all’ambiente Sara Vito, la cui difesa, in perfetto burocratese e dimostrando assoluto disinteresse alla questione pratica dei problemi dell’azienda interessata, è stata agghiacciante: “Vi erano carenze documentali e vi era la necessità di alcuni approfondimenti su tematiche specifiche, tra cui, anche ma non solo, la questione dei potenziali effetti dell’intervento sul Grillo”.

Come dire: NON SOLO IL GRILLO ma anche la buona e vecchia BUROCRAZIA.

Al nemico che non ti aspetti, il minuscolo grillo, si affianca quindi il consueto gigante che contrasta ancora una volta le nostre imprese e la loro competitività, in barba ad ogni proclama politico, SUA MAESTA’ LA BUROCRAZIA.

Il grillo da solo forse avrebbe potuto poco, ma insieme alla burocrazia e a chi la santifica, come evidentemente l’Assessore Sara Vito ancora nel 2017, può abbattere ogni velleità delle nostre imprese, con buona pace per l’economia e l’occupazione, l’importante è stiano sicuri i burocrati sulle loro poltrone e i grilli nelle loro zone industriali.

 

 

 

 

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mani insanguinate
Le stilettate degli Amici di Robin Ud / Blog

Bambini uccisi dal gas in Siria: la testimonianza di @uxilia ad Idlib

Questa mattina, secondo molte testimonianze, un attacco con armi chiniche è avvenuto sulla popolazione civile nel nord della Siria. L’attacco ha fatto almeno 58 morti, tra i quali – secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani – almeno undici sono bambini. Ed è un bilancio provvisorio destinato ad aumentare. Poche ore più tardi, secondo diversi testimoni, un altro attacco aereo ha colpito una delle cliniche dove venivano trasportate le vittime intossicate dai gas.

La città colpita è Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib. La città di Khan Sheikhun conta circa 75 mila abitanti, ma l’intera provincia, secondo dati Onu, ospita anche 900 mila sfollati, provenienti da diverse zone teatro di guerra. La provincia di Idlib è in gran parte controllata da un’alleanza di forze ribelli siriane legate ad al Qaeda e all’organizzazione Jabhat Fatah al Sham. Quest’ultima si staccò formalmente da al Qaeda per essere accettata dalla maggioranza dei ribelli locali che non si riconoscevano in gruppi terroristici jihadisti. In ogni caso sono tutte forze che combattono il regime di Damasco e sono regolarmente prese di mira in attacchi aerei da parte del governo siriano e il suo alleato, la Russia.

Le dinamiche del raid non sono chiare. Il gruppo delle opposizioni ad Assad, con sede all’estero, ha puntato il dito contro gli aerei governativi, accusandoli di essere i responsabili del bombardamento.  Intanto sui social network gli attivisti hanno postato immagini che mostrano i volontari della Protezione civile che soccorrono i feriti stesi a terra lavandoli con i tubi dell’acqua. In alcune immagini inviate da Abusalah, referente di @uxilia ad Idlib si vedono alcuni dei bambini morti dell’attacco. Dalle foto arrivate e le testimonianze risulta evidente come centinaia di civili presentano vomito e schiuma alla bocca. Ma soprattutto sono agghiaccianti le immagini di bambini inermi con bocca e occhi spalancati morti con il terrore nell’anima.

Purtroppo gli attacchi con l‘utilizzo del cloro sono diventati quasi di routine nel nord della Siria, ma questa mattina è avvenuto è avvenuto qualcosa di diverso. Il gas al cloro di solito uccide poche persone e se intrappolate in uno spazio chiuso, questo gas infatti si disperde rapidamente e non permane nella zona. Secondo operatori sanitari e testimoni questa volta, il gas ha ucciso all’aperto, come è caratteristico degli agenti nervini e altre gas tossici vietati.  L’attacco è sembrato essere il più grande e più tossico attacco chimico in Siria dall’agosto 2013, quando più di 1.000 persone sono state uccise in periferia di Damasco dal Sarin; episodio, quest’ultimo, che le Nazioni Unite hanno identificato come il peggiore avvenimento nella guerra civile siriana.

Il Ministero della Difesa russa ha negato di aver effettuato bombardamenti nell’area di Khan Sheikun. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, nega la responsabilità dell’accaduto anche perchè riferisce di aver accettato l’accordo russo-americano per eliminare programma di armi chimiche del suo paese – che fino a quel momento aveva negato di avere – e di aderire a un trattato internazionale che vieta le armi chimiche. Quelle armi probabilmente sono state distrutte, riferiscono gli attivisti, ma gli stati membri delle OPCW ( Organisation for the Prohibition of Chemical Weapon ) hanno più volte messo in dubbio che Assad non avesse dichiarato tutto nel 2013. Per esempio il cloro non era stato specificato nella dichiarazione del 2013 e ci sono stati da allora decine di casi di attacchi con l’utilizzo di gas di cloro.

L’Unione europea e il presidente turco Erdogan hanno condannato l’attacco. Su richiesta degli insorti locali filo-Ankara, la Turchia ha inoltre inviato nella zona dell’attacco 30 ambulanze dalla provincia frontaliera di Hatay, secondo quanto riferito dalle autorità locali. Alcuni dei feriti sono stati trasportati in ospedali sul territorio turco.

L’utilizzo di armi chimiche, se effettuata da parte del governo di damasco, sarebbe una dichiarazione sfacciata di impunità. Soprattutto perchè avvenuta nel corso di un incontro internazionale a Bruxelles, presieduto da Federica Mogherini, sul futuro della Siria e su possibili finanziamenti dell’Unione europea per aiutare la ricostruzione. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza avrebbe puntato il dito contro il regime di Bashar al-Assad parlando con i media a Bruxelles a margine della conferenza Ue-Onu. L’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha poi reso noto che l’attacco contro Khan Sheikun sarebbe stato di natura chimica ed effettuato dall’aria, e quindi da un esercito in possesso di un’aviazione, sottolineando di nuovo come ogni qualvolta i negoziati di pace registrano qualche progresso qualcuno tenta di sabotarli.

Massimiliano Fanni Canelles

Responsabile CAD Nefrologia e Dialisi, Azienda Sanitaria Universitaria integrata di Udine
Docente Università Alma Mater Bologna in Cooperazione Internazionale
Direttore mensile a patrocinio RAI SocialNews
Presidente Fondazione @uxilia
Email. direttore@socialnews.it / presidente@auxiliaitalia.it
Twitter: @fannicanelles

 

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Pollock
Italia / Le stilettate degli Amici di Robin Ud

Referendum sui voucher, l’ennesimo trionfo dell’irrazionalità

Un interessante commento di Oscar Giannino è apparso sul sito dell’Istituto Bruno Leoni (clicca qui per aprire il link all’articolo) e offre una prospettiva interessante al dibattito sul prossimo referendum sull’abrogazione dei voucher.

Giannino sottolinea come la questione sia “l’ennesima dimostrazione di una politica ridotta a pura incapacità di tenere la barra, tutta pancia e niente testa” e soprattutto che vi sia un’ulteriore utilizzo improprio  del referendum abrogativo, modalità democratica pensata per esprimere il parere dei cittadini su scelte generali e di principio e non certo idonea per entrare in questioni tecniche come quelle sul voucher.

Una riforma seria necessiterebbe di affrontare il tema in modo analitico per capire come il voucher vada corretto affinchè continui ad assicurare la funzione di far emergere dal nero milioni di ore lavorative e magari su quali modifiche applicare per limitarne abusi o scorrettezze.

Eliminarlo (o abrogarlo, come direbbe il referendum) sarebbe l’ennesima decisione semplicistica e poco lungimirante. Non si può negare infatti che il voucher sia una forma di flessibilità e che consenta una certa emersione dal nero; nè si può affermare che, dato che si presta all’abuso, vada eliminato, perchè non esiste al mondo un contratto che la cattiva fede dei contraenti non possa tramutare in abuso.

Ecco dunque cosa capita: la Cgil issa la bandiera della tutela dei lavoratori e propone il quesito referendario, non importa assolutamente che fine facciano i milioni di lavoratori (precari) che invece del voucher usufruiscono in modo corretto; il governo preferisce stare alla larga dal campo minato del diritto del lavoro e invece di affrontare una riforma correttiva che anticipi lo stesso referendum, preferisce vivacchiare in attesa di maggio, tanto – come capita quasi sempre – a decidere per il NO sarà il solito Quorum così difficile da raggiungere.

Così la politica non rischierà molto e al massimo la Repubblica perderà qualche decina di milioni di euro per organizzare i seggi, ma senza che sia colpa di nessuno. L’alternativa, emersa in questi giorni, è di eliminare direttamente il voucher prima ancora della consultazione elettorale, così da rischiare ancora di meno: soluzione semplice e indolore (per loro), creando un vuoto laddove questo strumento era andato a soddisfare un bisogno.

A prendere di petto la questione si è visto come è finito Renzi, meglio dunque lasciar correre le cose come vanno, tanto a perderci saranno solo gli italiani, nessun problema, quindi…

Ai sindacalisti della Cgil e ai parlamentari che gliene importa degli italiani?

 

 

 

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