LE STILETTATEdegli amici di RobinUD


sono gli articoli che i vari Amici di Robin Ud “inferiscono” ogni volta che vengono provocati

grillo grida
Italia / Le stilettate degli Amici di Robin Ud

Oxford vs Grillo, una sconfitta intellettuale

Beppe Grillo si è presentato agli studenti di Oxford bendato, dicendo di “non voler vedere questa Uk, imprigionata dalle discussioni su Brexit in una finta democrazia”, ma si è poi trovato ricoperto di contestazioni e insulti, specie dagli studenti italiani, che pare siano stati gli unici ad avergli rivolto domande.

 

La stampa non era presente, ma in base al racconto degli studenti  pare che Grillo, notando che il clima gli era ostile, abbia finito per litigare apertamente con i ragazzi che partecipavano al dibattito. grillo a oxford

Secondo Cristian Trovato, presidente della Oxford University Italian Society,  Grillo è stato travolto da gridi di disapprovazione, fischi e urla del tipo «Buffone hai enormi responsabilità.

Cristian Trovato sui suoi profili social precisa che: “Grillo Ha litigato con tutti gli studenti che gli hanno fatto domande, addirittura sfottendo «Cosa volete? Avete lasciato il vostro Paese» e non rispondendo nei fatti a nessuna domanda”.  Gli italiani avrebbero attivamente preso parte al confronto, mentre gli stranieri si sarebbero limitati ad ascoltare ma sarebbero rimasti scioccati dalle risposte del politico italiano e dal suo atteggiamento.

 

Molto efficace il commento alla trasferta inglese di Grillo di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera.

Per Gramellini la contrapposizione tra Oxford e Beppe Grillo non è solo politica ma rappresenta la totale antitesi tra chi cerca l’eccellenza e chi la considera quasi una colpa, tra chi aspira alla scienza come forma di verità e chi la contesta a prescindere:

L’università inglese evoca divise immacolate e dizionari rilegati in pelle […] il pensiero implacabile di Duns Scoto, grande maestro di logica: quanto di meno familiare a un discorso di Grillo. Il cui nome richiama l’improvvisazione di talento e l’illusione, alimentata dai rivoluzionari di ogni epoca, che si possa cambiare il mondo cambiando il mondo anziché se stessi. Uno strano derby, che forse non si sarebbe neanche dovuto giocare e che Grillo ha perso in trasferta, presentandosi agli studenti con una benda sugli occhi, come la valletta di un mago, e congedandosi da loro in una scia di fischi delusi e impietosi.

Non che i giovanotti oxfordiani si aspettassero l’aplomb di un Draghi o il mimetismo di un Salvini, […] Si sarebbero accontentati di un po’ di educazione. Quella consuetudine ipocrita che preserva i suoi frequentatori dal rischio di offendere chi li ascolta. Pare che Grillo abbia raggiunto il culmine quando, rifiutandosi di rispondere nel merito alle domande degli universitari italiani, ha rinfacciato loro di avere lasciato il nostro Paese. Il guaio non è che lo hanno lasciato. Il guaio è che non ci torneranno, finché l’opinione maggioritaria di cui Grillo è portavoce considererà qualsiasi forma di apertura mentale un privilegio e una colpa.

(clicca qui per leggere il commento integrale di Gramellini sul Corriere della Sera)

 

 

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hopper pompe di benzina
Le stilettate degli Amici di Robin Ud

Pressione fiscale in aumento, il resto sono chiacchiere

Il discorso di fine anno di Mattarella, le polemiche tra puristi M5S e e Governo sulle trivellazioni in Puglia, l’ennesimo scontro tra Salvini e l’Europa per lo sbarco di alcune decine di immigrati… sono tutte chiacchiere che servono a riempire le pagine dei giornali.

L’Istat invece ha iniziato l’anno rendendo pubblici alcuni numeri preoccupanti e registrando in particolare che nel terzo trimestre del 2018 la pressione fiscale ha avuto un ulteriore aumento, salendo al livello di 40,4% del PIL.

Anche le spese correnti dell’Amministrazione Pubblica nello stesso periodo offrono un dato terrificante, essendo in aumento del 3% in più rispetto allo stesso periodo del 2017.

Il terzo trimestre del 2018 è importante poiché rappresenta il primo risultato della gestione dell’attuale Governo.

Aumento degli introiti fiscali e crescita delle spese correnti della Pubblica Amministrazione quindi, in attesa della forzatura dell’indebitamente già programmata per i prossimi anni.

Le conseguenze per le famiglie sono spiegate con cruda chiarezza nel commento dell’Istat in calce alle tabelle: “il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. A fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi pari allo 0,3%, il potere d’acquisto è diminuito dello 0,2%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, calcolata come rapporto percentuale tra il risparmio
lordo e il reddito disponibile lordo corretto per tener conto della variazione dei diritti netti delle famiglie sulle
riserve tecniche dei fondi pensione, nel terzo trimestre 2018 è stata pari all’8,3% (-0,2 punti percentuali
rispetto al trimestre precedente)

A fronte di un lieve aumento del reddito lordo, il potere d’acquisto delle famiglie è calato, come anche la propensione al risparmio, confermando il trend autodistruttivo di questo Paese e la forza della spirale fiscale che riduce in modo costante e progressivo la ricchezza disponibile delle famiglie.

L’attuale Governo, definito di rottura e senz’altro capace di innescare polemiche di grande portata, pare mantenere la barra dritta verso la stessa direzione intrapresa dai precedenti: un lento e costante impoverimento, in modo che non ci si faccia caso, un cammino senza scossoni troppo evidenti, ma incessante, verso la mediocrità.

Viene dunque da dare ragione a Michele Boldrin, che nel criticare il discorso di fine anno di Mattarella ha detto:

Peccato che Mattarella non abbia detto una cosa concreta che fosse una e non abbia attribuito neanche mezza responsabilità ad una qualche istituzione, governo, gruppo politico o di interesse dotati di nome e cognome. Una lunga lista di difetti, limiti, guai e problemi, tutti privi di un qualsiasi responsabile; tutti, evidentemente, prodotti della divina cattiveria. Il problema italiano, in un certo senso, sta tutto lì: nell’incapacità nazionale di chiamare i problemi con il loro nome e nell’indicarne esplicitamente sia le cause che i responsabili. Senza questo esercizio diagnostico preliminare non sarà mai possibile rimuovere i responsabili delle cause, tanto meno rimpiazzarli con persone che abbiano sia competenze che approccio adeguati al problema. La conseguenza di questo “voemose ben” generalizzato è il dominio della mediocrità perché la mediocrità è maggioritaria.

(clicca qui per leggere l’articolo di Boldrin su Linkiesta)

 

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laboratorio cinese
Italia / Le stilettate degli Amici di Robin Ud

Nel 1980 il Marocco era 5 volte più ricco della Cina…

Il mondo cambia talmente velocemente che confrontando la ricchezza pro capite del 1980 con quella del 2018 emergono sconvolgimenti totali e si nota che alcuni paesi che erano poverissimi hanno risalito la china al punto da divenire leader della scena mondiale, mentre altri sono rimasti dove stavano.

 

LE GERARCHIE MONDIALI STRAVOLTE IN MENO DI 40 ANNI

Un interessante articolo del medico e pensatore francese Laurent Alexandre mette in evidenza come l’elemento in comune di tutti gli stati che sono balzi in avanti non sia né la stabilità politica, né la presenza di risorse naturali; ciò che ha fatto avanzare i paesi in crescita sono stati gli investimenti in ricerca, innovazione, l’istruzione e l’intelligenza artificiale.

Il Marocco viene preso come pietra di paragone perché è un regno stabile e governato da un elite relativamente moderata e considerata capace di una buona amministrazione.

Ebbene il Marocco nel 1980 aveva un Pil procapite di  1075 dollari a testa, mentre la Cina era 5 volte più debole, 195 dollari. Non occorre precisare che ad oggi il Marocco è rimasto un paese povero, mentre la Cina ha assunto una posizione di leadership mondiale, in termini di Pil procapite la Cina supera tranquillamente gli 8.000 dollari, mentre il Marocco si ferma attorno ai 3.000.

La Corea del Sud nel 1960 aveva una povertà paragonabile a quella degli stati dell’Africa subsahariana, nel 1970 ha “raggiunto” il Marocco di cui ora è 10 volte più forte.

Il Venezuela nel 1970 aveva un Pil procapite superiore a Singapore, ora a Caracas con lo stipendio mensile si compra mezzo chilo di carne, mentre Singapore è relativamente più ricco della Francia.

Cosa hanno dimenticato di fare Venezuela e Marocco, secondo l’analisi del pensatore francese? Proprio di investire in istruzione e ricerca.

 

IL CAPITALISMO COGNITIVO NELL’ERA DELL’INFORMAZIONE

Secondo Alexandre, a sovvertire in tal modo la gerarchia delle nazioni è stata la capacità dei paesi asiatici di migliorare le proprie scuole e di investire in ricerca. Si tratta del cosiddetto Capitalismo Cognitivo, che si misura, prima che in dollari, in conoscenza e istruzione e che determina come conseguenza inevitabile anche il primato economico.

I paesi europei, specie quelli dell’area mediterranea, continuano a sottovalutare gli investimenti in ricerca, ad esempio in Italia questi costituiscono circa l’1% del Pil, mentre in Corea del Sud arrivano al 5%. Per fare un raffronto, la Francia arriva al 2,2%, inferiore al dato asiatico, ma oltre doppio rispetto all’Italia. Questi dati sono preoccupanti poiché tendono ad anticipare di qualche anno il risultato economico. Eppure nell’agenda dell’attuale governo, ricerca e innovazione non sono certo le priorità.

L’Italia ha un Pil procapite (dati Ifm 2016) di 30.000 dollari , contro gli 8.000 abbondanti della Cina, quindi siamo ancora 4 volte relativamente più ricchi…  Tra 30 anni saremo noi il Marocco di un articolo simile a questo?
Laurent-Alexandre

Per evitare di diventare i perdenti del Capitalismo Cognitivo, dovremo iniziare a dare maggiore considerazione a ricercatori, ingegneri e insegnanti

(per leggere l’articolo di Laurent Alexandre, in francese, clicca qui)

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jamie wyeth looking south
Le stilettate degli Amici di Robin Ud / Blog

Internet non funziona, lo dice il fondatore di Twitter

«The Internet is broken», Internet non funziona più, lo dice nientemeno che Evan Williams, uno dei creatori di Twitter.

La libertà di informazione estrema non ha portato ad un miglioramento della circolazione di idee e notizie, bensì ad un peggioramento e al fenomeno ormai vertiginoso delle fake news,nonchè al moltiplicarsi dei troll (sia umani che cibernetici) e all’accadimento di fatti gravissimi, come omicidi veri ripresi in diretta video per essere trasmessi su Facebook.

L’intervista rilasciata da Evan Williams al New York Times sancisce una sentenza definitiva, la conferma di un’idea pessimistica delle informazioni sul web che da tempo si stava diffondendo e che evidentemente non è più solo condivisa dagli scettici di internet, bensì da uno di coloro che  ha concretamente sognato che lo sviluppo della rete avrebbe portato a ben più elevati scopi e risultati e che ora è costretto a rivedere decisamente le proprie ambizioni idealistiche.

Ecco il sunto del pensiero di Evan Williams:

«Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo. Internet premia gli estremi. Se vedi un incidente mentre stai guidando, ovviamente lo osservi: e tutti, intorno a te, lo fanno. Internet interpreta un comportamento simile come il fatto che tutti vogliano vedere incidenti: e fa in modo che gli vengano forniti. l problema è che non tutti siamo persone perbene. Gli umani sono umani. Non è un caso che sulle porte delle nostre case ci siano serrature. E invece, Internet è iniziato senza pensare che avremmo dovuto replicare questo schema, online.

Trump ha detto che senza Twitter non sarebbe stato presidente? Se così fosse, mi spiace. Davvero.

La Silicon Valley si percepisce come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dèi e lo ha consegnato ai mortali. Quel che tendiamo a dimenticare è che Zeus se la prese così tanto con Prometeo che lo incatena a una roccia, così che gli uccelli potessero mangiarne le viscere in eterno. Qualcuno potrebbe ora dire che è quello che ci meriteremmo, per aver consegnato a Trump il potere dei tweet.

I sistemi basati sulla pubblicità, premiano inevitabilmente l’attenzione di molti utenti. Non possono premiare la risposta corretta. I sistemi pagati dai consumatori, invece, possono premiare il valore di un contenuto. La soluzione è una sola: le persone dovranno pagare per contenuti di qualità.
Credo che riusciremo a sistemare questa situazione ma il lavoro è appena cominciato. Vent’anni non sono un periodo troppo lungo, per modificare i meccanismi di funzionamento della società

zipster

Logo di Zipster, l’aggregatore di notizie

La necessità anche a livello locale di implementare i servizi di qualità è evidente, come dimostra il recente lancio di Zipster , piattaforma che funge da aggregatore di notizie, ma che soprattutto seleziona le notizia, eliminando le fake news.

Aumenta inoltre il numero di chi pensa che pagare a fronte del servizio sia normale e corretto nella vita digitale, come in quella reale e infatti servizi quali Spotify, uno dei principali fornitori di musica in streaming, incrementano il numero dei clienti abbonati, rispetto a chi accetta le limitazioni e le pubblicità della modalità gratuita.

I quotidiani nazionali italiani, dopo anni di servizi completamente gratuiti, cominciano a capire che per dare valore all’approfondimento professionale dei propri giornalisti e per poter mantenere un livello di informazione di buon livello e non limitato ai copia e incolla di poche righe dei dispacci delle agenzie, è necessario farsi pagare, il che significa prima di tutto farsi apprezzare.

La qualità si paga, questa è la verità, il resto sono sogni.

Una regola che vale anche per il web.

 

 

evan williams

Evan Williams, uno dei fondatori di Twitter

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gary o neil i faught the law
Giordano Bruno / Le stilettate degli Amici di Robin Ud / Blog

Monfalcone, dove un grillo impedisce all’azienda di crescere

Una storia grottesca ma tremenda, quella del grillo dell’area industriale di Monfalcone…

Sembrava un pesce d’aprile, perchè il diniego della Regione al progetto di espansione dell’Adriastrade  riportava una causa improbabile: la presenza in zona di una particolare specie di grillo.

Invece no: davvero la Regione ha impedito ad un’azienda di espandersi su di un terreno da 20.000mq in una zona industriale perchè vi soggiorna un grillo.

Una ZONA INDUSTRIALE, non un parco nazionale, infatti l’area interessata è già confinante con l’attuale sede dell’azienda.

Adriastrade, azienda con circa 100 dipendenti, ha comprato per 700mila euro un terreno di 20.000mq, limitrofo alla propria attuale sede, in piena zona industriale di Monfalcone, tra l’altro acquistandolo dal Consorzio industriale, niente di più logico dovendo espandere la sede.

L’impresa ha quindi presentato domanda dei permessi necessari a realizzare la costruzione, ma presto è giunto il secco diniego della Regione: NO, qui non si può costruire, vi soggiorna una specie rara di grillo.

Immediata la reazione dell’azienda, che si è rivolta al Consorzio Industriale di Monfalcone per pretendere evidentemente l’annullamento del proprio acquisto essendo il terreno stato venduto come idoneo a realizzare l’ingrandimento della sede.

Da parte sua il direttore del Consorzio, Giampaolo Fontana, si è detto esterrefatto dalla decisione della Regione e ha rilasciato pesanti dichiarazioni alla stampa: “È una zona industriale di interesse regionale sulla quale si stanno spingendo investimenti e c’è la raccomandazione di attrarre nuovi imprenditori, mi chiedo come potremo salvaguardare le prossime attività industriali se non riusciamo a permettere a un’azienda di allargarsi su 20mila metri quadrati. E se questo è l’approccio per quella che è un’attività industriale non posso immaginare cosa accadrà per le aree dove deve svilupparsi il porto. Ho paura che la specie soggetta all’estinzione naturale in queste condizioni sarà l’attività produttiva e industriale, altro che il Grillo zeunerino”.

Date le polemiche innescate dal minuscolo grillo, capace in piena zona industriale di dettare legge alle aziende, è intervenuta l’Assessore regionale all’ambiente Sara Vito, la cui difesa, in perfetto burocratese e dimostrando assoluto disinteresse alla questione pratica dei problemi dell’azienda interessata, è stata agghiacciante: “Vi erano carenze documentali e vi era la necessità di alcuni approfondimenti su tematiche specifiche, tra cui, anche ma non solo, la questione dei potenziali effetti dell’intervento sul Grillo”.

Come dire: NON SOLO IL GRILLO ma anche la buona e vecchia BUROCRAZIA.

Al nemico che non ti aspetti, il minuscolo grillo, si affianca quindi il consueto gigante che contrasta ancora una volta le nostre imprese e la loro competitività, in barba ad ogni proclama politico, SUA MAESTA’ LA BUROCRAZIA.

Il grillo da solo forse avrebbe potuto poco, ma insieme alla burocrazia e a chi la santifica, come evidentemente l’Assessore Sara Vito ancora nel 2017, può abbattere ogni velleità delle nostre imprese, con buona pace per l’economia e l’occupazione, l’importante è stiano sicuri i burocrati sulle loro poltrone e i grilli nelle loro zone industriali.

 

 

 

 

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