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Patrimoniale in vista?

La ricchezza c’è in Italia, ma è ferma nei conti correnti e nel risparmio privato” – ha dichiarato Salvini dopo la vittoria elettorale alle Europee, velatamente accennando a una risorsa che potrebbe essere messa a frutto in modo migliore.

L’ultimo editoriale dell’Istituto Bruno Leoni rileva come il Governo, rifiutando ogni minimo tentativo di ridurre la spesa pubblica, non possa che agire su due fattori: il deficit pubblico o la pressione fiscale.

La spesa pubblica è intoccabile per la maggioranza quindi è una variabile indipendente: si può solo lavorare sugli altri due elementi dell’equazione.

Quanto al debito pubblico, il Governo italiano combatte da tempo con l’Europa per rimuovere i limiti al deficit, ma ormai la misura è prossima a essere colma. Lo spread sta risalendo e la fiducia dei mercati nell’Italia è ai minimi termini, un ulteriore aumento del debito avrebbe conseguenze anche sui tassi di prestito per privati e imprese, con pesanti ricadute sull’economia e sul consenso.

Lo Stato tuttavia deve pagare i conti e si stima che l’amministrazione pubblica spenderà circa 870 miliardi nel 2019: da qualche parte i soldi dovranno essere racimolati.

Al Governo non resterà che far leva sulla pressione fiscale e una patrimoniale potrebbe essere una delle poche ipotesi elettoralmente accettabili per l’attuale maggioranza.

ben presto sarà chiaro, ancor più di quanto già non lo sia, che i propositi bellicosi dell’esecutivo hanno un prezzo in termini di tassi di interessi sui nuovi mutui di famiglie e imprese. Le quali potrebbero essere chiamate precipitosamente a mettere mano ai loro risparmi, persino nei conti correnti, per risanare le finanze pubbliche. Quando Salvini dice che bisogna mobilitare il risparmio privato degli italiani, sta utilizzando la locuzione del politichese per esprimere il concetto di imposta patrimoniale

L’editoriale dell’Istituto Bruno Leoni conclude con l’amara considerazione che gli italiani, già sofferenti per il peso eccessivo pressione fiscale, dovranno subire un’ulteriore aumento delle imposte solo per l’ostinata determinazione a non voler tagliare nemmeno un euro del bilancio pubblico.

I governi passati hanno fallito nel tentativo di ridurre la spesa pubblica, mettendo in atto progetti inadeguati e insufficienti, quello attuale ha deciso di non provarci nemmeno.

 

 

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Di Maio felice
Le stilettate degli Amici di Robin Ud

Il Governo vuole moltiplicare i pani e i pesci. A parole…

Il Ministro Di Maio ha dichiarato con soddisfazione che il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 costeranno qualche milione in meno e che quindi avanzerà qualche spicciolo: una sorta di “risparmio”.

Il tono ottimista del ministro è ovviamente fuori luogo, perché il “risparmio” nasce da un trucco di bilancio, nel quale erano state gonfiate le due voci corrispondenti alle riforme più caratterizzanti delle forze di Governo, in modo da poter poi far risultare qualche milione da poter spendere liberamente in un secondo momento.

L’editoriale pubblicato dell’Istituto Bruno Leoni si intitola felicemente Ego te baptizo piscem perché trova un’analogia tra la mossa del Ministro Di Maio e il noto accadimento biblico, con una grossa differenza: la moltiplicazione del ministro pentastellato funziona solo a parole, nei fatti i soldi sono debito puro, altro che risparmio!!

Ecco alcuni passaggi dell’editoriale uscito sul sito dell’Istituto Bruno Leoni:

Sono anni che ci scervelliamo su come risparmiare soldi pubblici, e finalmente il governo ha trovato l’uovo di colombo. Basta dichiarare e appostare (in deficit) un fabbisogno superiore di risorse per poi dire, una volta verificato che ne servano di meno, che si è trovato un tesoretto. […]I bilanci non possono essere fatti di inganni linguistici: che RdC e quota 100 non costino quel che si pensava non vuol dire che generino risparmi. L’uso del termine «avanzare» genera invece l’equivoco che ci sia un surplus di bilancio.Le parole dovrebbero essere importanti, specialmente in un discorso pubblico contaminato da un doloso uso distorto dei vocaboli. […]
Il tempo degli inganni linguistici durerà finché l’opinione pubblica si accontenterà delle parole. Prima ci si accorgerà che non basta battezzare la carne in pesce per poterla mangiare di venerdì, prima i governanti saranno costretti a chiamare le cose col loro nome e prima, forse, potremo tornare a ragionare sui problemi del nostro Paese.

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burocrzia
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Semplificazione. La riforma gratuita che nessuno riesce a fare

La semplificazione viene sempre promessa ma continua a non essere mantenuta.

Esistono decine di esempi di cosiddette semplificazioni che poi nei fatti sono nuove complicazioni.

L’esempio italiano più tremendo della complicazione burocratica è il Codice degli Appalti, che ha provocato tanti e tali difficoltà da bloccare letteralmente centinaia di progetti, senza invece riuscire a intaccare la corruzione criminale.

La ragione è sempre la stessa, la mentalità burocratica, ovvero l’idea che la produzione di carte e attestati possa rendere pulita la procedura. In realtà avviene il contrario, la burocrazia ostacola gli onesti e lascia ancor più spazio a i disonesti, i quali si rivolgono a professionisti specializzati nel far scorrere le procedure.

Lo ha ricordato il vice direttore del Corriere della Sera Daniele Manca, nel suo editoriale non a caso intitolato “non se ne parla ma semplificare è la vera riforma” di cui riportiamo qualche condivisibile passaggio:

L’Italia, dopo aver promulgato una cervellotica normativa in materia di appalti, non riesce a uscirne. È uno dei tanti esempi di come nel nostro Paese non si comprenda che la competitività non è questione aziendale, o perlomeno non solo. Anzi, le imprese per capacità di concorrere e competere con i loro pari nel mondo, hanno fatto passi da gigante. […] Tra fondi di coesione e fondi europei, abbiamo qualcosa come 122 miliardi a disposizione. Fermi. I colli di bottiglia sono quelli ampiamente noti: conflitti di competenza, un carico di norme eccessive, burocrazia e burocrati ostili agli investimenti. Ma di questo non si può che biasimare la politica e l’amministrazione che non riescono a sciogliere i meccanismi di funzionamento dello Stato alla continua ricerca di alibi per non affrontare la vera riforma alla base di tutte le altre: semplificare la vita a imprese e cittadini.

Daniele Manca giustamente ricorda anche come la Germania e persino la Gran Bretagna, sugli appalti abbiano applicato senza modifiche le direttive in Europee in materia e che basterebbe semplicemente fare come loro. L’Italia non lo ha fatto e si trova ora nella paradossale situazione di dover preoccuparsi di produrre norme ad hoc per sbloccare alcuni cantieri o appalti che sono rimasti arenati, schiacciati dalla cervellotica legislazione creata dall’eccesso di burocrazia.

Non semplificare è un vero delitto, e non ci sono scuse: a differenza di quasi tutte le altre riforme è a costo zero.

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poltrone montecitorio

Mala Tempora

Sicilia: autorizzati 355 assessori in più nei comuni!

La Sicilia è da tempo la Regione più esosa d’Italia per il costo della politica, avendo i consiglieri regionali gli stipendi più alti e le maggiori rendite vitalizie. Almeno la Sicilia risparmiava qualcosa nei comuni, dove era il numero degli assessori era ridotto rispetto alla media nazionale. Ora non sarà più così: l’Assemblea Regionale ha appena deliberato la possibilità di incrementare la quantità di assessori comunali.

Di fatto nei prossimi mesi potrebbero essere nominati (e pagati) oltre 350 assessori comunali.

Anche il M5Stelle siciliano ha appoggiato la riforma e l’aumento degli assessori, come dichiarato apertamente dal leader regionale Cancellieri.

A Palermo al momento gli assessori sono 8, il sindaco Leoluca Orlando, grazie alla nuova norma, potrà portare il numero a 11; a Catania da 8 si arriverà a 10. Sono previsti 4 assessori per i comuni fino a 10mila abitanti; 5 tra 10 e 30mila abitanti; 7 tra 30 e 100mila; 9 tra 100 e 250 mila; 10 tra 250 e 500 mila; 11 sopra i 500mila abitanti.

«I comuni dovranno adeguare i propri statuti alle nuove disposizioni entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge oggi approvata – spiega Stefano Pellegrino, presidente della commissione Affari istituzionali – . Inoltre, è stato anche modificato con l’odierna legge il quorum dei votanti per l’elezione del sindaco dei comuni con popolazione fino a 15 mila abitanti: in caso di un solo candidato alla carica di sindaco, ai fini della validità dell’elezione per determinare il quorum dei votanti non sono computati gli elettori iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero».

Non è invece passata la disposizione inizialmente prevista, che prevedeva la rappresentanza di genere, in misura non inferiore al 40 per cento. Con voto segreto, l’aula ha approvato un emendamento del M5s che ha soppresso la norma nonostante il Centrodestra l’avesse proposta.

Spese per i consiglieri regionali in base alla regioni (dati 2014)

Spese per i consiglieri regionali in base alla regioni

 

 

 

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friday for change Udine
Regione Fvg / Italia

Friday for Future, opportunità per il Friuli Venezia Giulia

Udine è stata una delle oltre 1.300 città dove venerdì scorso si sono riversati in massa i ragazzi di Fridays for Future. L’iniziativa ha avuto discreto risalto sui media, ma ne avrebbe meritato anche di più, se consideriamo il successo planetario e il fatto che a partecipare erano proprio gli adolescenti che la gran parte della società accusa di essere apatici e incapaci di alzare gli occhi dal proprio smartphone.

 

 

I GIOVANI DI FRIDAYS FOR FUTURE, RESISTERANNO?

L’interesse per il tema ambientale è nobile, ma anche cruciale, come conferma la comunità scientifica, che da anni invita l’umanità a riconsiderare l’incidenza negativa della propria attività sul sistema ecologico.

Lo spunto di ottimismo innescato dal successo di Fridays for Future è però mitigato da una riflessione cui mi conduce l’età dei suoi partecipanti; viene infatti da pensare che la propensione ai grandi temi ecologici sia più facile a 16 anni, quando non si hanno bollette da pagare o conti fa far quadrare a fine mese.

 

Greta Thunberg

Greta Thunberg

Molti degli attuali attivisti, che ora si preoccupano – giustamente – del riscaldamento globale o dell’esaurimento delle riserve idriche, tra qualche anno saranno adulti con una famiglia da mantenere e cadranno facilmente nella trappola delle concrete promesse elettorali dei politici più scaltri, incapaci di vedere nulla che sia oltre la prossima tornata elettorale.

 

Altro che riscaldamento globale… la realtà ha insegnato che allo statista di turno, interessa tutelare i posti di lavoro della tale industria o gli introiti di un dato sfruttamento di una risorsa naturale. Disboscando mezza foresta, una nazione può far quadrare i propri conti, riempire i frigoriferi al popolo che rieleggeranno il politico. Che le generazioni a venire si ritroveranno solo metà della foresta iniziale, sarà un problema a cui penserà qualcun altro.

 

Il pericolo è quindi che gli attuali sostenitori di Greta Thunberg crescendo diventino meno idealisti e più propensi a guardare a fine mese, piuttosto che al futuro. 

 

 

FRIULI VENEZIA-GIULIA, L’OCCASIONE DELLA GREEN ECONOMY

La realtà è che con il giusto approccio, specie per le nazioni più piccole, la sfida del futuro può essere fin da subito un’ottima opportunità di crescita anche economica. Paesi come la Norvegia o la Svizzera lo stanno già facendo e con riscontri positivi già riscontrabili.

Investire sulla ricerca green è già una scelta vincente. lo dimostrano anche i risultati finanziari dei cosiddetti investimenti sostenibili.

 

Penso a una regione come la nostra, il Friuli Venezia Giulia, che per dimensione, posizione, densità abitativa e ambiente, si presenta di per sé come scenario ideale per un’evoluzione ecologica. Non mi riferisco solo alla vocazione turistica, che pure può essere sviluppata, ma soprattutto alla crescita e al progresso verso la tecnologia ambientale. La nostra Regione, che ospita già università e centri di studio di eccellenza nel campo scientifico, dovrebbe accentuare e favorire ulteriormente la ricerca, sia a livello accademico che industriale, verso un’economia basata sul rispetto dell’ambiente.

 

Il riciclo dei rifiuti, la riduzione delle immissioni, l’equilibrio tra natura e opera umana rappresentano le sfide che il mondo intero dovrà affrontare.

 

Le realtà piccole come la nostra hanno la possibilità di fungere da precursori e ciò rappresenta un’opportunità non solo ideale, come giustamente ricordano i ragazzi di Fridays for Future, ma anche l’occasione di una rinascita economica.

 

In spregio alla tradizionale antinomia tra ecologia e ricchezza.

 

La Green Economy non è solo etica, funziona!

La Green Economy non è solo etica, funziona!

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