Friuli Venezia Giulia

via mercatovecchio 221
Udine

Via Mercatovecchio pedonale? Intanto le altre strade di Udine dimenticate

Mentre l’Assessore del Comune di Udine Scalettaris afferma che i lavori per la pedonalizzazione di via Mercatovecchio inizieranno a gennaio (Tar permettendo), scontrandosi con il fronte contrario ai lavori, fa il giro dei social l’immagine del pensionato 77enne Pietro Marzona che in via Cividale, esasperato dalle condizioni del marciapiede, da anni in condizioni pietose, decide di mettersi personalmente al lavoro per ripararlo.

Sulle pagine del Messaggero Veneto è apparsa ieri l’intervista a Gianni Croatto, capofila dei commercianti che si oppongono alla posa della pietra piasentina in via Mercatovecchio, progetto considerato costoso, pericoloso (data la natura del materiale utilizzato, delicato e inadatto a tale opera), ma che soprattutto non considera i lati negativi della totale chiusura della strada anche ai mezzi pubblici e di soccorso, di quella che comunque è l’unica via solca il centro cittadino da nord a sud.

Pietro Marzona, l'ex gioielliere in pensione che ripara via Cividale da solo dato che non lo fa il Comune di Udine

Pietro Marzona, l’ex gioielliere in pensione che ripara via Cividale da solo dato che non lo fa il Comune di Udine

Sulla questione di via Mercatovecchio rimane ora da aspettare la pronuncia del Tar, perchè come sempre più spesso capita, l’Amministrazione pubblica fa una fatica tremenda a procedere senza incorrere in errori formali o procedurali, colpa delle complicazioni burocratiche previste dalla legge ma anche sovente dalla scarsa accuratezza di chi procede.

Difficile comunque non notare come, dinnanzi alla tensione per la costosa pedonalizzazione della via più centrale, da tempo i residenti delle strade più periferiche lamentino lo stato sempre peggiore della manutenzione in cui queste versano, nell’indifferenza dell’amministrazione comunale.

Ancor più triste notare come paiano scontenti sia i commercianti del centro, sia i residenti delle periferie, nonostante i soldi presenti nei capitoli di spesa vengono regolarmente impiegati.

 

Leggi tutto
eward hopper Office at night
Regione Fvg

Perquisita la sede del Mediocredito Fvg: indagini per bancarotta

Bancarotta e mendacio bancario, queste le ipotesi di reato su cui lavora il PM Paola de Franceschi, che sta indagando sul Mediocredito Fvg.

Ieri mattina la Guardia di Finanza ha avuto accesso alla sede di Udine dell’Istituto bancario regionale, dove ha sequestrato numerosi documenti.

L’inchiesta è stata avviata qualche mese fa sulla scorta dei risultati di una delle ispezioni condotte da Bankitalia negli uffici di via Aquileia, a Udine. Una ventina i militari delle Fiamme gialle impegnati nella perquisizione conclusasi  con il sequestro di diversi fascicoli inerenti una serie di operazioni di finanza – alcune con esito negativo, altre completate con successo – e di altro materiale, sia in forma documentale che informatica, utile a ricostruire la movimentazione di denaro degli ultimi sette-otto anni.

La situazione disastrosa del Mediocretito Fvg, nonostante le continue rassicurazioni dei vertici regionali, è quindi sotto l’attenzione della magistratura.

L'ingresso della sede udinese del Mediocredito

L’ingresso della sede udinese del Mediocredito

Solo lo scorso maggio, la Regione Fvg aveva immesso oltre 50 milioni di euro nelle casse dell’Istituto bancario per evitarne il tracollo e nello stesso periodo si era innescata una battaglia tra l’attuale CdA guidato da Cristina Compagno, che aveva fatto causa contro la precedente gestione, quella di Flavio Pressacco. (clicca qui per leggere l’articolo di RobinUd sull’argomento)

Pare comunque che le indagini attualmente esperite dalla magistratura non riguardino i tempi in cui presiedeva Pressacco (ovvero dal 2005-2008) essendo le indagini mirate a periodi più recenti.

Più di recente era invece la notizia della cessione di una grossa parte dei crediti deteriorati del Mediocredito ad una multinazionale americana (clicca qui per vedere l’articolo del Messaggero Veneto del 2 settembre 2017).

Alla responsabilità politica e amministrativa del disastro del Mediocredito Fvg, ora si aggiunge dunque quella penale.

 

Leggi tutto
Nespolo - Account
Regione Fvg

Serracchiani e il racket in Friuli V.G.: superficialità nell’analizzare i numeri

La scorsa settimana Debora Serracchiani era uscita sui giornali della Regione con una dichiarazione molto forte, basata sull’aumento delle denunce di estorsione: “C’è un aumento notevole dell’attività mafiosa in Fvg “, aveva detto la presidente.

Il dato da cui partiva l’allarmistico commento era uno studio effettuato dalla CGIA di Mestre, che aveva portato alla luce l’aumento del reato di estorsione in Italia. L’aumento era stato verificato in tutto il Paese, tuttavia con particolari picchi nel Friuli Venezia Giulia, che dal 2010 al 2015 aveva fatto registrare su base regionale un aumento del 124% (passando da 63 a 142).

La lettura di questi dati aveva portato alla conclusione della Serracchiani, che in questo aveva visto la conferma dell’intromissione in Regione delle varie associazioni di stampo mafioso. Ora, pur essendo opportuno che la nostra regione tenga alta la guardia sul fronte delle infiltrazioni mafiose,  va rilevato come il commento della Serracchiani sia il risultato di una gaffe di non poco conto, risultato di una cattiva lettura dei dati statistici.

La statistiche sono utilissime…. ma solo se si sanno interpretare, altrimenti sono pericolose e fuorvianti.

Lo stesso Messaggero Veneto ha interpellato in merito alla questione il Procuratore De Nicolo’ , che ha spiegato perfettamente cosa avesse provocato l’aumento delle denunce per estorsione.

Il reato di estorsione non si applica solo al racket mafioso, il volgarmente detto “pizzo”…

Il reato di estorsione, che secondo l’art. 629 del Codice Penale commette chiunque “mediante violenza o minaccia costringe taluno a fare qualcosa procurando un ingiusto profitto con altrui danno” si verifica in molti casi che non c’entrano nulla con le mafie e il Procuratore di Udine ha spiegato benissimo a cosa è in realtà dovuto l’aumento delle denunce per estorsioni:

al dilagante fenomeno delle avvenenti ragazze che navigano sulla rete alla ricerca di ingenui uomini, chiedendo di scambiare foto o video compromettenti e quindi finendo per ricattare i poveracci con una richiesta molto semplice ma tremenda: “o mi paghi questa somma di denaro o altrimenti faccio avere a tutti i tuoi amici e familiari (tramite Facebook e altri social) le tue immagini indecenti”. 

Avvenenti ricattatrici e non la mafia... ecco la causa dell'aumento delle estorsioni

Avvenenti ricattatrici e non la mafia… ecco la causa dell’aumento delle estorsioni

Questo tipo di reato è ovviamente in grande aumento e rappresenta (in tutta Italia) il motivo per cui i reati di estorsione sono approssimativamente raddoppiati negli ultimi anni.

La conferma è venuta dal fatto che, associato all’aumento delle estorsioni e con numeri comparabili. è la crescita in generale di tutti i crimini informatici che vengono denunciati all’autorità, un trend che non stupisce data la sempre maggiore quantità di dati, operazioni e scambi che avvengono sulla rete.

Un falso statistico insomma…

Associare le donnine cacciatrici sul web alla mafia rappresenta come minimo una dimostrazione di superficialità esemplarmente fornita dall’entourage della presidente Debora Serracchiani.

 

(clicca qui per leggere l’articolo con il commento di Debora Serracchiani sul racket in Friuli Venezia Giulia)

 

(immagine di Anteprima dell’articolo, opera “account” di Ugo Nespolo)

Leggi tutto
hopper-fourlaneroad
Regione Fvg

Imprese artigiane in Fvg: 3mila in meno in 10 anni

In circa dieci anni, dal 2006  al 2017, sono sparite 3.000 imprese artigiane in Friuli Venezia Giulia.

Secondo lo studio svolto dall’Ires del Fvg  (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) sull’andamento delle aziende operanti nell’artigianato, il numero di imprese  in Friuli Venezia Giulia è infatti sceso dalle 31.325  esistenti nel 2006 a 28.375 nel primo trimestre del 2017, con una variazione negativa pari a -9,4%.

Lo rileva il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo sulla base di dati Inps. Le province di Pordenone e Gorizia sono quelle che presentano le flessioni più accentuate (-11,5% e -15,6%); solo in quella di Trieste la dinamica è stata più attenuata (-3,4%).
A metà degli anni Duemila si è interrotta una fase espansiva trainata dal comparto delle costruzioni che, un po’ in tutte le regioni del Nord, aveva determinato una forte crescita del numero di imprese individuali artigiane, spesso con titolari stranieri, provenienti principalmente dall’Albania, dalla Romania e dai paesi dell’ex-Jugoslavia.

La crisi economica ha, come è noto, ridimensionato il numero di imprese dell’edilizia, in particolar modo nella provincia di Gorizia; nell’ultimo decennio vi è stata una notevole diminuzione anche nel settore del legno dell’arredo, nelle produzioni in metallo e nell’autotrasporto. Sono questi i settori in cui si è concentrata la riduzione delle aziende artigiane.

Meno drastica la riduzione in provincia di Trieste, dovuta secondo Russo alla minore vocazione manifatturiera e alla maggiore tenuta dell’edilizia nella provincia di Trieste, che inoltre rispetto alle altre ha una marcata specializzazione in ambito terziario . In provincia di Trieste le imprese nel comparto delle costruzioni non hanno subito una forte contrazione, grazie soprattutto alle attività specializzate in impiantistica (termoidraulici, elettricisti eccetera). Tale comparto ha retto anche poichè beneficiato delle agevolazioni fiscali legate alle ristrutturazioni e al miglioramento dell’efficienza energetica.

In generale il calo osservato tra il 2006 e il 2016 è comune a tutte le regioni italiane ed è particolarmente accentuato in quelle del Nordest (-14%); a livello nazionale la a variazione negativa è pari a -11,3%.

Un dato interessante inerente le imprese artigiane, secondo le studio dell’Ires, è l’aumento della percentuale femminile.
I titolari delle imprese artigiane sono prevalentemente maschi, tuttavia la presenza femminile ha aumentato il proprio peso: dal 18% nel 2006 al 20% nel 2016. La crisi ha infatti colpito soprattutto i settori a più alta intensità di lavoro maschile, come l’edilizia, alcuni segmenti del manifatturiero, l’autotrasporto. In regione il numero di titolari donne di imprese artigiane si è invece mantenuto costante nell’ultimo decennio, intorno a 7.000 unità; gli imprenditori maschi sono diminuiti del 13,9% (4.476 in meno). Spesso infatti le donne operano in ambiti del terziario che in questi anni hanno sofferto di meno, come le attività di pulizie e i servizi alla persona (lavanderie, parrucchiere, estetiste).
Tra collaboratori e dipendenti delle imprese artigiane il rapporto tra i generi è più equilibrato; in questo caso la flessione maggiore ha riguardato le donne (-25,1% contro -17,5%).

Dall’esame dei dati suddivisi per classi di età appare evidente l’insufficiente ricambio generazionale che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Gli artigiani con meno di 40 anni sono complessivamente diminuiti di quasi 7.200 unità in regione, in particolare nella fascia compresa tra 30 e 39 anni (5.600 in meno), mentre crescono sensibilmente gli over 50 (circa 2.800 unità in più). In particolare negli ultimi dieci anni è raddoppiato il numero di artigiani con più di 69 anni, passati da 755 a 1.487. Inoltre la quota degli artigiani over 60 è aumentata di 5,5 punti percentuali (da 11,3% a 16,8%). Tali dinamiche rispecchiano in parte il più generale invecchiamento della popolazione regionale e sono comuni anche al mercato del lavoro esaminato nella sua totalità.

Questo è probabilmente il dato più preoccupante emerso dall’analisi.

Leggi tutto
len thurston
Udine

Ospedale di Udine: chilometri per arrivare alla Sala Operatoria

Il Sindacato delle professioni infermieristiche Nursind protesta contro le problematiche provocate dalle disposizioni del nuovo Atto Aziendale dell’Ospedale di Udine, che contiene le procedure da seguire, individuando soluzioni non sempre razionali, tra cui – come racconta il consigliere nazionale della sigla sindacale Stefano Giglio, l’esempio di un paziente ricoverato alla Cardiochirurgia dell’ospedale di Udine, sedato, intubato e pronto per essere sottoposto a un intervento con tanto di medico anestesista, infermiere e portantino al seguito, che sarà costretto a percorrere ben due chilometri nei sotterranei del complesso ospedaliero per andare e tornare.

Giglio continua: «Più volte è stata cassata da diverse parti la prima stesura di quello che i vertici dell’Asuiud ipotizzavano potesse essere l’Atto aziendale, documento in arretrato di almeno sei mesi che dovrebbe individuare e delineare la strada maestra da seguire nella programmazione e nella gestione futura del nosocomio udinese. Le nuove direttive indicavano che la gestione dei pazienti degenti in rianimazione Cardiochirurgia sarebbero transitati nel dipartimento delle Terapie intensive generali e dell’Anestesia. Nonostante la levata di scudi da parte di alcune parti in causa il primo paziente con specifiche problematiche cardiochirurghe sarà accolto nella Terapia intensiva generale».

Nello specifico, spiega il sindacalista, il paziente sarà trasferito attraverso i sotterranei dalla Cardiochirurgia, che si trova nel padiglione 5, fino al nuovo ospedale, dove attenderà la programmazione dell’intervento chirurgico, con annesso trasferimento in andata alla Cardiochirurgia, per poi rientrare alla Terapia intensiva generale per la prosecuzione delle cure.
«Fra i due padiglioni c’è una distanza di circa un km – osserva Giglio –, ci chiediamo come si possa pensare a tutto questo via vai quando il dipartimento di Cardiochirurgia dispone di dieci letti di terapia intensiva adiacenti al blocco operatorio. Esporre un paziente così delicato a trasferimenti importanti e a tutti i rischi connessi  potrebbe avere risvolti importanti. Senza dimenticare che questa tipologia di pazienti ha caratteristiche che impongono competenze tecniche assistenziali che non si acquisiscono in cinque minuti».
«Se la visione prospettica futura è questa – insiste Giglio –, allora dovremmo aspettarci che particolari pazienti ora in carico alla Terapia intensiva 1 finiscano proprio in rianimazione cardiochirurgia come i pazienti traumatizzati cranici o anche i pazienti pediatrici».

 

 

Leggi tutto