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Italia / Le frecce di Robin Ud

Italia vs Europa, dopo gli insulti si passa ai fatti?

Le schermaglie tra l’Europa e l’Italia continuano a crescere di livello e tensione.

 

PAROLACCE LUSSEMBURGHESI, APLOMB SALVINIANO

“Merde alore…” è stata l’inelegante chiusura di Jean Asselborn, ministro del Lussemburgo, al termine di un duro confronto con Salvini avvenuto a Vienna davanti a telecamere e giornalisti. Asselborn dopo aver rinfacciato a Salvini di aver dimenticato quando erano gli italiani ad immigrare in Lussemburgo, ha gettato sul tavolo il proprio microfono e ha concluso con l’espressione francese che equivale ad un nostrano “e che cXXX”.

Asselborn punta il dito contro Salvini. Clicca sulla foto per vedere il video

Asselborn punta il dito contro Salvini. Clicca sulla foto per vedere il video

 

Salvini ha invece proseguito mantenendo un atteggiamento decisamente più “nordico” del collega e non si è scomposto affatto. I leghisti sul web hanno salutato la vittoria della calma e della ragione del loro capo, i suoi nemici hanno considerato l’episodio una figuraccia per l’Italia.

Di certo il fatto è un segnale del diffuso malcontento europeo nei confronti dell’Italia, altrimenti una simile esagerazione da parte del “signor” Asselborn non ci sarebbe stata o sarebbe stata molto più pesantemente criticata.

 

Asselborn con la sua piazzata ha inoltre appuntato un’altra medaglia al petto di Salvini, dopo quella costituita dall’indagine siciliana, perché pochi come il nostro ministro sono bravi nel valorizzare a proprio favore un attacco frontale. Lo stesso era successo anche con le pesanti critiche sollevate all’Italia dal francese Pierre Moscovici il commissario all’Economia dell’Unione europea, che la scorsa settimana aveva avuto per l’Italia parole durissime, definendola “un problema per la zona dell’euro” e che riferendosi a Matteo Salvini e ai sovranisti  aveva aggiunto che “Nella nuova Europa sovranista non c’è un Hitler ma tanti piccoli Mussolini”.

 

MOSCOVICI E ASSELBORN FANNO IL GIOCO DEGLI ANTIEUROPEISTI

A livello politico, queste esternazioni sono controproducenti poiché molto utili ai sovranisti per fomentare il senso anti europeo, come ha sottolineato Enrico Mentana sui propri profili social; il direttore del TG7 in merito alle frasi di Pierre Moscovici ha infatti postato: mentana

Da quando  ai membri della commissione di Bruxelles si dà il diritto di emettere giudizi da bar sul governo dei singoli stati membri? E che credibilità politica ha un commissario […] che se la prende con forze che – piaccia o no – conquistano spazio in tutte le nazioni europee attraverso il libero voto?”[…] C’è da mettersi le mani nei capelli quando si vede che i migliori testimonial della propaganda anti-Ue sono proprio quelli che dovrebbero governare l’Unione

Anche il punto di vista di un pensatore di ben altro orientamento come Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, su questo tema è simile a quello del collega televisivo.

 

IL MONITO DI MARIO DRAGHI 

Sallusti va oltre, perché riconosce nelle cadute di stile del francese Moscovici e nelle parolacce del lussemburghese Asselborn, la rappresentazione di un sentimento ostile da parte dell’Europa nei confronti dell’Italia, e considera tali atti come idonei solo a gettare benzina sul fuoco della bagarre politica tra europeisti e sovranisti. Ben più pericolosa per Sallusti è invece la dichiarazione fatta di recente da un italiano che, in seno alla Ue, più di ogni altro ha agito a favore dell’Italia, ovvero Mario Draghi. In merito alle continue intemperanze contro l’Europa espresse del governo di Di Maio e Salvini, Draghi ha infatti espresso un sottile ma severo monito: “Fino ad ora in Italia danni con le parole, aspettiamo i fatti”.

 

Sallusti ritiene che delle parole di Draghi ci se debba preoccupare davvero perché non provengono da personaggi ostili al nostro Paese ma anzi da uno dei suoi migliori amici. sallusti

Scrive infatti Sallusti :

Draghi è uno che parla poco e mai a caso. Se ha usato parole così forti e inedite significa solo una cosa. Cioè sa che in Europa hanno posato il dito sul bottone che può fare esplodere l’Italia e lui non è più in grado di difenderci come in passato. La sua non è una minaccia ma un ultimo, quasi affettuoso appello a fermarsi prima che sia troppo tardi

(clicca qui per leggere l’editoriale di Sallusti su Il Giornale)

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otello
Italia

Invidia e Odio, i nuovi valori della politica mondiale

Non solo in Italia invidia e odio sono alla base del consenso politico, il problema è mondiale, come sostiene l’economista americano Micheal Pearce, che individua un punto di svolta epocale nella nota crisi finanziaria del 2008.

 

Francesco Francio Mazza prende spunto da Pearce per fare un’impietosa analisi della situazione italiana; partendo dal presupposto che le conseguenze della crisi del 2008 sono ancora visibili: gli stipendi sono calati, l’incertezza sul mondo della finanza ha diffuso la sfiducia nelle istituzioni, le iniezioni di denaro da parte delle banche centrali non hanno creato l’effetto sperato. Anche a livello sociale e politico dunque, le conseguenze di questi 10 anni hanno avuto risvolti evidentissimi e strutturali:

 

…ad un simile sconvolgimento della struttura, non poteva che corrispondere un altrettanto devastante sconquasso al livello della sovrastruttura. In un mondo impoverito, il vizio capitale dominante ha cessato d’esser l’avarizia – il peccato tipico del capitalismo da vacche grasse – per essere sostituito dall’invidia. Siamo diventati un pianeta di gente che non vede l’ora di prendere a bastonate il vicino colpevole di avere l’erba più verde della nostra: non a caso, il social network più diffuso è essenzialmente un mezzo per aizzare l’invidia dell’altro, tramite spiagge da sogno e macchine cabrio, tette di plastica e culi torniti, in una rappresentazione della realtà indistinguibile dai video dei rapper bifolchi, passati – non a caso – dal ruolo di comparse dell’industria musicale a quello di cantori ufficiali di un tempo senza pudore.

Un sentimento – l’invidia – capace di crescere su qualsiasi terreno e di maturare in quello che si è rivelato essere il frutto più redditizio di questa epoca: l’odio. Grazie ad esso, gli agonizzanti media di tutto il mondo hanno trovato nuovo ossigeno, inventandosi la cosiddetta “economia dell’indignazione”: ogni articolo, ogni titolo, ogni frase ha come unico scopo quello di far incazzare la propria bolla di riferimento, di gasare le proprie baionette per mandarle alla battaglia online contro la bolla avversaria armate di shares, likes e retweets. […]

I politici di oggi – tutti, non solo quelli che si definiscono populisti – non hanno più nulla di coloro che li hanno preceduti: non obbediscono alle stesse dinamiche, non sono sottoposti alle stesse leggi. Per aver salvato i responsabili del collasso (le famose élite) e averne scaricato i costi sul popolo attraverso la famigerata austerità, rischiavano di sparire sul serio: per questo, da allora i politici si sono messi al servizio dell’Uomo Della Strada, assecondandone ogni umore, anche i più turpi, facendo di tutto per compiacerlo, senza un barlume di quel senso di responsabilità che, bene o male, avevano i loro predecessori.

[…]

Per questo i politici di oggi non richiamano statisti alla Roosevelt o De Gasperi ma promoter come Don King o Vince McMahon: il loro mestiere non è immaginare il futuro ma convincerci di vivere un eterno presente, schiacciati da una minaccia continua da cui solo loro ci possono salvare. E la loro strategia è la costante chiamata alle armi, lo scagliare la propria bolla contro qualcuno o qualcosa – […]

(Clicca qui per vedere l’intero articolo su LINKIESTA)

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salvini di maio
Italia

Pessimismo e Vendetta, chiavi del successo giallo-verde

Il pessimismo e la vendetta sono, secondo il professor Boldrin, la sintesi dell’atteggiamento mentale che unisce la gran parte degli italiani e che ha portato all’attuale maggioranza di governo.

 

Si tratta di due sentimenti evidenti, ma Michele Boldrin, in una delle sue spietate analisi sull’attuale situazione politica e sociale italiana, propone un modello teorico di comportamento sociale che è stato costante nel corso della storia italiana, addirittura fin dai tempi della nascita del Regno d’Italia.

Michele Boldrin

Michele Boldrin

Da sempre  per la stragrande maggioranza degli italiani lo schema interpretativo con cui si valutano le scelte politico-sociali è quello della contrapposizione fra una elite signorile (ed esclusiva invidiata remota arbitraria ladra corrotta incapace elargitrice) ed un popolo onesto e lavoratore, ma bisognoso (di elargizioni);
Il rapporto del “popolo” con tale elite è bimodale. Le si richiedono elargizioni, favori, garanzie e prebende; finché questi arrivano le rimostranze verso l’elite medesima vengono mantenute nell’ambito privato, mentre in quello pubblico si favorisce quel membro dell’elite che massimizza la speranza individuale di prebende per se stessi e la piccola comunità con cui ci si identifica (paese, associazione professionale, parrocchia, famiglia). Quando praticamente tutti i membri dell’elite fra cui si era adusi scegliere diventano incapaci di offrire favori, garanzie e prebende, si opera per spodestarli a favore di

chiunque prometta favori, garanzie e prebende.

Nel modello di analisi di Boldrin, che il professore stesso ammette essere una semplificazione, rientrano tutte le fasi storico-politiche del Dopoguerra.  Infatti il PCI crebbe negli anni ’70 perché sembrava essere in grado di offrire maggiori prebende che la DC, lo stesso fece il PSi di Craxi negli anni ’80.

 

Quando venne raggiunto un livello di debito pubblico che rendeva difficile se non impossibile l’elargizione di prebende, gli stessi gruppi si son messi alla ricerca di nuove elite di riferimento a cui chiederle.

 

Il M5S e la Lega si sono presentate con nuove promesse e sono state ritenute credibili. Gli altri sono stati abbandonati: non hanno ALCUNA chance di essere recuperati… storicamente, dice Boldrin, non è mai successo.

 

Solo dalle ceneri di Forza Italia e PD, conclude il professore, potrà nascere un soggetto capace di contrastare il montante successo dell’attuale maggioranza.

 

(clicca qui per vedere l’articolo integrale di Boldrin da noisefromamerika)

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italia politica
Italia

Salvini e Di Maio creeranno un super “Partito della Nazione”?

La maggioranza al governo è  immobile da mesi… Salvini e Di Maio stanno in realtà andando verso l’obiettivo di lungo termine di un grande “Partito della Nazione”? Lo ipotizza Michele Boldrin analizzando l’apparente stallo in cui il governo giallo-verde si trova.

 

Secondo Boldrin il governo attuale durerà a lungo, sia per ragioni di interesse a breve termini dei leader, sia perché l’alleanza tra M5S e Lega raccoglie le istanze e i pilastri “culturali” maggiormente condivisi dal popolo italiano, ovvero:

  • Nazionalismo ideologico
  • Socialismo economico
  • Populismo politico
  • Moralismo cattolico

 

Mentre infatti Salvini e Di Maio “acquisiscono supporto a botte di propaganda ed incamerano potere reale” sta avvenendo il normale e lungo assestamento nei rapporti fra il nuovo potere politico e quello burocratico che invece proviene dal vecchio status quo.

Boldrini è durissimo sullo stato attuale delle cose:

Nessuna sorpresa: la previsione era, appunto, di un governo d’arraffatori di potere, redditi e prebende per se stessi, amici e familiari: l’operazione è ancora in corso e durerà a lungo. Faranno la “Finanziaria” perché bisogna e la faranno Tria ed i funzionari del Tesoro (…) . Al momento hanno un appoggio attorno al 30% a testa. Il M5S sa di poter pescare nell’elettorato di sinistra del PD ed in Leu, anche se le sparate razziste qui non li aiutano. Hanno quasi fatto il pieno ed il 35-40% sarebbe possibile solo se convincessero buona parte degli astenuti “sfiduciati” che vale la pena votare M5S, cosa improbabile visto che ogni giorno che passa perdono credibilità come “rinnovatori”. Questo implica che, anche se vincessero, non avrebbero una maggioranza forte abbastanza. Idem per Salvini che deve finire l’opera di assorbimento del circo Meloni e di ciò che resta di Forza Italia.

Ciò che però spaventa maggiormente Boldrin (clicca qui per leggere l’articolo su Noisefromamerika) è che ci siano le evidenti tracce della stabilizzazione dell’attuale maggioranza populista. Non si tratta solamente di un moto di protesta contro chi è stato al potere fino a ieri: la coalizione giallo-verde è stata votata da 6 elettori su 10 perché risponde culturalmente alle istanze di una grande fascia di popolazione italiana. 

Michele Boldrin

Michele Boldrin

A ben vedere, continua l’economista, la fusione tra M5S e Lega porterebbe alla nascita di un formidabile “Partito della Nazione”, quello che paradossalmente sperava di creare Renzi unendo destra e sinistra tradizionali e lo stesso cui ora stanno puntando gli ideologi della Casaleggio ed Associati.

Questo governo nasce sotto il triplice segno del Nazionalismo ideologico (“prima gli italiani”, “fermare l’invasione”, “basta diktat da Bruxelles” …), del Socialismo economico (“contro il mercato globale”, “contro il neoliberismo”, “più stato e più spesa” …) e del Populismo politico (“uno vale uno”, “noi siamo i difensori del popolo”, “basta tecnici, decide il popolo” ….).

La forza di questi slogan non deriva solo da un’efficacie campagna elettorale, ma dal fatto che sono largamente condivisi e preferiti dal popolo italiano rispetto a idee più moderate ed elevate, che col tempo hanno perso valore dato che il potere immancabilmente per anni ha sempre tradito alla prova dei fatti le  belle parole delle promesse.

 

Boldrin, oltre ai 3 elementi populisti che hanno già dimostrato di essere vincenti, aggiunge un quarto pilastro costituito dal Moralismo Cattolico, che, per quanto non così evidente al momento, potrebbe costituire il collante che darebbe la vita ad un vero e proprio Partito della Nazione in grado di essere sulla scena per molto tempo.

La conclusione del professore è amara: chi pensa di spaventare l’attuale classe di governo con lo spauracchio dello spread e del default sbaglia completamente.

 

Se capitasse, se l’Italia andasse in default, dopo sarebbe solo peggio e la radicazione del pensiero che ha generato l’ondata populista si rafforzerebbe ulteriormente.

Solo che lo farebbe in un Paese povero anche economicamente oltre che culturalmente…

 

 

 

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george inness
Italia

La buia alba del populismo al governo

Se dunque è calata la notte sulle élite politiche dei partiti, il regime populista esce dalla notte insonne della protesta con un’alba ancora carica di luce buia”  L’analisi di Carlo Carboni, pubblicata sul Sole 24 Ore, chiude con una metafora che descrive in modo impietoso lo stallo politico e culturale italiano.

L’editoriale del professor Carboni ripercorre la crisi della democrazia italiana, evidenziando l’ineluttabile destino della cosiddetta Seconda Repubblica,

In assenza di contenuti di destra e di sinistra sui quali contendere e con una politica sfiduciata dai cittadini, è salito in superficie il vuoto pneumatico tra “popolo” e un’élite democratica senza autorevolezza, un ossimoro in implosione

Renzi era apparso come un elemento di rottura nel distacco totale tra la minoranza dei rappresentanti e la maggioranza dei rappresentati, tuttavia l’ex Segretario Pd aveva solo ritardato l’inevitabile e sulla scena italiana non era stato altro che una meteora.

Carboni, già autore del libro “L’implosione delle Elites” (clicca qui per vederne l’articolo sul libro dell’Huffington Post), sottolinea come l’attuale stallo che sta vivendo l’azione di governo non sia solo dovuta al delicato equilibrio politico dell’alleanza tra Salvini e Di Maio ma soprattutto al realizzarsi di un situazione nuova: una maggioranza populista o di protesta che si trova nell’inattesa posizione di dover governare.

Della democrazia populista sappiamo poco. Conosciamo i contenuti destabilizzanti della protesta populista (…) Sappiamo che il populismo colma il collasso dell’onda, la risacca, delle élite democratiche in crisi, proponendo leader, come Salvini e Di Maio, capaci di mirare direttamente la pancia del popolo. (…) al governo, essi stessi, per colmare l’inesperienza, copiano prassi inveterate e le vecchie élite, che avevano finora criticato. Ripropongono quell’aporia che è nella democrazia rappresentativa, per cui è sempre la minoranza a governare la maggioranza. Nel prossimo futuro, assisteremo non più al pericoloso teatrino del conflitto tra élite e popolo, ma a un probabile braccio di ferro tra i leader populisti e poi, forse, con le nuove élite democratiche, se sapranno rigenerarsi a sinistra e a destra.

Il pessimismo di Carboni trae conferma anche dal perseverare di inveterate e deleterie abitudini quali l’assenza di meritocrazia, se è vero che la fedeltà al capo porta all’incarico importante piuttosto che il merito e la competenza.

Le classi dirigenti politiche continuano a mancare sia per colpa delle strutture dei partiti, sia di quelli in ascesa come di quelli in declino, sia a causa della società dove mancano le condizioni culturali e morali affinché si formino tali figure.

La buia alba del populismo al governo, appunto.

(clicca qui per leggere l’intero articolo sul Sole24 Ore)

 

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