Stephen Hawking

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La proposta di Bill Gates: tassare i robot che lavorano al posto degli uomini

La provocatoria proposta di Bill Gates di tassare il lavoro dei robot come fosse quello degli uomini si inserisce nell’avanzato dibattito che coinvolge il tema dell’automazione del lavoro, con i vantaggi e gli svantaggi ad esso connessi.

“Se un lavoratore viene pagato 50.000 dollari – dice Bill Gates – paga allo Stato le tasse su quel reddito. Se il suo stesso lavoro viene compiuto da un robot, è giusto che le tasse vengano pagate in egual misura”

Un tale sistema potrebbe esistere e resistere solo se venisse in qualche modo applicato in tutto il mondo, in caso contrario infatti se la tassa sull’automazione venisse applicata solo da una nazione, le sue industrie ne verrebbero penalizzate oltremodo.

Tuttavia la provocazione di Bill Gates non è banale e va valutata tenendo anche presente da chi proviene.

Non è certo un tentativo di arginare il mare con le mani, non si tratta di mettere in competizione l’uomo e il robot oppure di trovare una forma di disincentivazione del lavoro automatizzato per difendere il lavoro manuale, questa sarebbe l’interpretazione banale di un populista da quattro soldi, di quelli che raccolgono i voti di protesta un po’ in tutto il mondo e talvolta riescono pure ad essere eletti.

No: Bill Gates prende in considerazione il fatto che il processo di automatizzazione di molti lavori è il destino inevitabile cui andiamo incontro. Non solo nell’industria in realtà, essendo soggetto al fenomeno anche una gran parte del lavoro casalingo o nel settore del commercio, come è già visibile nei supermercati con le casse automatiche o negli hotel con le colonnine automatiche per il check in, o il settore terziario, basta pensare all’home banking che elimina gli sportelli o alle prenotazioni dei viaggi sul web che sta chiudendo le agenzie di viaggio.

Cosa comporterà la diffusa automatizzazione?

Di buono che ci sarà maggiore efficienza, che molti servizi costeranno di meno e verranno eliminati molti mestieri pericolosi o debilitanti, ma tutto questo creerà una spiacevole conseguenza di cui si avverte sin d’ora drammaticamente l’alba:

un tasso di disoccupazione elevato a livelli mai conosciuti nella storia

La soluzione a cui hanno pensato molti grandi pensatori, tra cui appunto Bill Gates o Elon Musk, persone capaci di vedere il futuro in anticipo, è il cosiddetto reddito di cittadinanza universale, non pensato però come strumento di sussidio temporaneo, ma come stabile redistribuzione della maggiore efficienza economica dovuta al progresso tecnologico.

La teoria alla base di questa idea è che il progresso riesca a creare la risposta ai bisogni umani con minore sforzo, ma allo stesso tempo con minore bisogno del lavoro fisico o intellettuale degli uomini e che dunque anche a causa di questo genere di progresso la disoccupazione stia crescendo, non solo dunque per ragioni meramente economiche.

La soluzione alla crescente disoccupazione quindi potrà difficilmente essere creata mediante strumenti economici tradizionali, ma andrà ripensata la stessa struttura sociale e la redistribuzione del surplus di efficienza creato dall’automatizzazione.

Si pensa insomma ad un mondo in cui le persone non dovranno lavorare per sopravvivere, ma lavorare per avere di più, per dare sfogo alla propria energia e creatività, o per assecondare all’ambizione o far fronte alla noia.

Un mondo davvero così lontano o fantascientifico, oppure una realtà che si sta già materializzando e che rappresenta la vera sfida sociale e politica del futuro?

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E. Hopper: ” Room by the Sea “

 

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Il grande fisico Stephen Hawking: “La diseguaglianza economica accelera ed è socialmente distruttiva”

L’astrofisico Stephen Hawking, una delle menti più brillanti al mondo, noto sia per le proprie teorie scientifiche che per la propria malattia, ha tentato di analizzare la particolare situazione politica, sociale ed economica in cui l’intera “specie umana” si trova.

Riportiamo qui la traduzione di un articolo da lui scritto a seguito della vittoria di Trump alle elezioni USA, in cui lo scienziato analizza lo stato di insoddisfazione popolare che ha portato a tale risultato e che a suo avviso, proprio similmente al risultato del referendum sulla Brexit, discende da una causa profonda: l’accelerata diseguaglianza sociale e la scomparsa di interi settori cui ampie fette di popolazione appartenevano.

«Essendo un fisico teorico che vive a Cambridge, ho vissuto la mia vita in una bolla di eccezionale privilegio. Cambridge è una città insolita, tutta incentrata su una delle grandi università del pianeta. All’interno di questa città, la comunità scientifica di cui sono entrato a far parte quando avevo vent’anni è ancora più esclusiva. E all’interno di questa comunità scientifica, il gruppo ristretto di fisici teorici internazionali con cui ho trascorso la mia vita lavorativa potrebbe a volte essere tentato di vedersi come un apogeo. In aggiunta a tutto questo, con la celebrità che mi hanno procurato i miei libri e l’isolamento imposto dalla malattia, ho la netta impressione che la mia torre d’avorio diventi sempre più alta.
Pertanto, faccio parte senza dubbio di quelle élite che recentemente, in America e in Gran Bretagna, sono oggetto di un inequivocabile rigetto. L’elettorato britannico ha deciso di uscire dall’Unione Europea, i cittadini americani hanno scelto Donald Trump come prossimo presidente.
Qualunque cosa possiamo pensare di queste decisioni, non c’è alcun dubbio, nella mente dei commentatori, che siamo di fronte a un grido di rabbia da parte di persone che si sono sentite abbandonate dai loro leader. Tutti sembrano d’accordo nel dire che è stato il momento in cui i dimenticati hanno parlato, trovando la voce per rigettare il consiglio e la guida degli esperti e delle élite di ogni latitudine.
Io non faccio eccezione a questa regola. Prima del voto sulla Brexit ho lanciato l’allarme sugli effetti negativi che avrebbe avuto per la ricerca scientifica in Gran Bretagna, ho detto che uscire dall’Unione Europea sarebbe stato un passo indietro: e l’elettorato — o almeno una parte sufficientemente ampia di esso — non si è curato del mio parere così come non si è curato del parere di tutti gli altri leader politici, sindacalisti, artisti, scienziati, imprenditori e personaggi famosi che hanno dato lo stesso consiglio inascoltato al resto del Paese.
Quello che conta adesso, molto più delle vittorie della Brexit e di Trump, è come reagiranno le élite. Dovremmo, a nostra volta, rigettare questi risultati elettorali liquidandoli come sfoghi di un populismo grossolano che non tiene in considerazione i fatti, e cercare di aggirare o circoscrivere le scelte che rappresentano? A mio parere sarebbe un terribile errore.
Le inquietudini che sono alla base di questi risultati elettorali e che concernono le conseguenze economiche della globalizzazione e dell’accelerazione del progresso tecnologico sono assolutamente comprensibili. L’automatizzazione delle fabbriche ha già decimato l’occupazione nell’industria tradizionale e l’ascesa dell’intelligenza artificiale probabilmente allargherà questa distruzione di posti di lavoro anche alle classi medie, lasciando in vita solo i lavori di assistenza personale, i ruoli più creativi o le mansioni di supervisione.

Tutto questo a sua volta accelererà la disuguaglianza economica, che già si sta allargando in tutto il mondo. Internet, e le piattaforme che rende possibili, consentono a gruppi molto ristretti di persone di ricavare profitti enormi con un numero di dipendenti ridottissimo. È inevitabile, è il progresso: ma è anche socialmente distruttivo. Tutto questo va affiancato al crac finanziario, che ha rivelato a tutti che un numero ristrettissimo di individui che lavorano nel settore finanziario possono accumulare compensi smisurati, mentre tutti gli altri fanno da garanti e si accollano i costi quando la loro avidità ci conduce alla deriva. Complessivamente, quindi, viviamo in un mondo in cui la disuguaglianza finanziaria si sta allargando invece di ridursi, e in cui molte persone rischiano di veder scomparire non soltanto il loro tenore di vita, ma la possibilità stessa di guadagnarsi da vivere. Non c’è da stupirsi che cerchino un nuovo sistema, e Trump e la Brexit possono dare l’impressione di offrirlo…..
………..Le conseguenze di ciò sono sotto gli occhi di tutti: i poveri delle aree rurali affluiscono nelle città spinti dalla speranza, ammassandosi nelle baraccopoli. E poi spesso, quando scoprono che il nirvana promesso da Instagram non è disponibile là, lo cercano in altri Paesi, andando a ingrossare le fila sempre più nutrite dei migranti economici in cerca di una vita migliore. Questi migranti a loro volta mettono sotto pressione le infrastrutture e le economie dei Paesi in cui arrivano, minando la tolleranza e alimentando ancora di più il populismo politico.
Per me, l’aspetto veramente preoccupante di tutto questo è che mai come adesso, nella storia, è stato maggiore il bisogno che la nostra specie lavori insieme. Dobbiamo affrontare sfide ambientali spaventose: i cambiamenti climatici, la produzione alimentare, il sovrappopolamento, la decimazione di altre specie, le epidemie, l’acidificazione degli oceani. Insieme, tutti questi problemi ci ricordano che ci troviamo nel momento più pericoloso nella storia dello sviluppo dell’umanità. Possediamo la tecnologia per distruggere il pianeta su cui viviamo, ma non abbiamo ancora sviluppato la capacità di fuggire da questo pianeta. Forse fra qualche secolo avremo creato colonie umane fra le stelle, ma in questo momento abbiamo un solo pianeta, e dobbiamo lavorare insieme per proteggerlo.
Per farlo è necessario abbattere le barriere interne ed esterne alle nazioni, non costruirle. Se vogliamo avere una possibilità di riuscirci, è indispensabile che i leader mondiali riconoscano che hanno fallito e che stanno tradendo le aspettative della maggior parte delle persone. Con le risorse sempre più concentrate nelle mani di pochi, dovremo imparare a condividere molto più di quanto facciamo adesso.
Non stanno scomparendo solo posti di lavoro, ma interi settori, e dobbiamo aiutare le persone a riqualificarsi per un nuovo mondo, e sostenerle finanziariamente mentre lo fanno. Se le comunità e le economie non riescono a sopportare gli attuali livelli di immigrazione, dobbiamo fare di più per incoraggiare lo sviluppo globale, perché è l’unico modo per convincere milioni di migranti a cercare un futuro nel loro Paese. Possiamo riuscirci, io sono di un ottimismo sfrenato sulle sorti della mia specie: ma sarà necessario che le élite, da Londra a Harvard, da Cambridge a Hollywood, imparino le lezioni di quest’ultimo anno

 

Van Gogh "campo di grano sotto cielo nuvoloso"

Van Gogh “campo di grano sotto cielo nuvoloso”

 

 

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