referendum 2016

La Scuola di Atene di Raffaello
Italia / Le frecce di Robin Ud

Il Referendum Costituzionale 2016 si avvicina e la battaglia tra i due fronti si fa sempre più accesa, ma continua a svolgersi su campi non sempre idonei.

Gran risalto viene dato alle conseguenze economiche dell’immediato dopo voto (di oggi la notizia apparsa sul Messaggero Veneto della posizione della Danieli sull’eventuale vittoria del no, clicca qui per leggere la notizia) mentre le opinioni di molti altri è semplicemente corrispondente all’appartenenza o meno al fronte dei Renzisti o NonRenzisti.

Poco utile ascoltare i dibattiti se invece di approfondire i temi della riforma sottoposta al giudizio popolare le opinioni espresse sono solo frutto del proprio desiderio di dare fiducia a Renzi col sì o dargli una mazzata sulla schiena con no.

L’immaturità del dibattito politico italiano emerge ancora una volta in questo frangente.

Pochi e rari gli approfondimenti sul tema che è realmente oggetto del referendum: ovvero sulla bontà o meno della riforma proposta e sugli aspetti sostanziali e a lungo termine che essa produrrà nel caso venisse approvata.

 

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Italia

Referendum: le conseguenze economiche, tra politica e finanza

La stampa, quasi unanime, aveva annunciato un crollo generale di borse e mercati nel caso dell’affermazione di Trump contro la favorita Clinton. In realtà, non solo i sondaggi hanno miseramente fallito la previsione sul vincitore, ma anche gli analisti non avevano indovinato il responso dei mercati, che hanno proseguito il loro corso come nulla fosse o quasi, con movimenti di 1 o 2 punti percentuali. Milano, come al solito del resto, si era dimostrata la peggiore di tutte, perdendo poco meno di 2 punti: ordinaria amministrazione.

All’avvicinarsi del referendum del 4 dicembre, molti commentatori si sono cimentati nel prevedere scenari economici post consultazione.

A cominciare è stato il Financial Times, seguito dagli analisti di Jp Morgan (al di là delle recenti teorie complottiste che stanno girando per la rete) che hanno in varie occasioni paventato l’ipotesi di grosse conseguenze negative sui mercati in caso di vittoria del “no” al referendum, rappresentando questa una esplicita indicazione contro il governo Renzi. Tali conseguenze si scatenerebbero attraverso due principali modalità:

  • crollo di Piazza Affari
  • aumento del tasso dei titoli emessi dalla Repubblica, con gravi conseguenze sul bilancio

Recente è invece la pubblicazione di un rapporto che va in controtendenza. Secondo un reporto di Credit Suisse infatti le conseguenze dell’eventuale affermazione del NO al referendum non saranno assolutamente così deleterie e soprattutto non saranno sistemiche. (clicca qui per leggere l’articolo del Fatto Quotidiano sulla pubblicazione del report di Credit Suisse dell’11 nov 2016)

Tutto sommato pare infatti che la capacità di assorbimento dei mercati alle notizie politiche, anche quando queste portano notizie destabilizzanti per i governi in essere, è diventata più forte.

 

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